Latte alla stalla, accordo a 49 centesimi per il secondo semestre. Ma il mercato resta fragile
Al tavolo del Masaf definita una progressione del latte ala stalla da 48 a 50 centesimi al litro per il Nord Italia. Il prezzo pieno sarà legato ai volumi 2025, mentre l’eccedenza sarà trattata direttamente tra allevatori e industria
Al tavolo convocato il 24 giugno dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, gli allevatori e l’industria di trasformazione hanno raggiunto un accordo sul prezzo del latte alla stalla per il secondo semestre 2026. L’intesa prevede una progressione del listino, valida nel Nord Italia: 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre, 50 centesimi per novembre e dicembre, più Iva e qualità. La media semestrale sarà quindi pari a 49 centesimi al litro.
Il nuovo prezzo segna un aumento rispetto al trimestre aprile-giugno, quando il latte alla stalla era stato fissato a 47 centesimi al litro, ed è inferiore ai valori di inizio anno: il gentleman agreement di dicembre 2025 aveva infatti previsto 54 centesimi al litro per gennaio, 53 per febbraio e 52 per marzo.
Il punto più delicato dell’accordo riguarda i volumi. I prezzi definiti al tavolo saranno riconosciuti ai produttori che rispetteranno i quantitativi prodotti nel 2025, anno record per i volumi del settore. L’eventuale produzione eccedente rispetto a quella soglia sarà invece oggetto di trattativa diretta tra il singolo produttore e l’industria acquirente, quindi fuori dai parametri dell’accordo generale.
È un passaggio centrale, perché sposta una parte della partita del prezzo sul controllo dell’offerta. L’intesa prevede anche maggiore trasparenza sui controlli da parte di enti terzi, con l’obiettivo di analizzare il dato produttivo 2026 rispetto al 2025 fotografando correttamente le quantità prodotte.
Sei mesi di visibilità per la filiera
Ad annunciare l’esito positivo del confronto è stato il ministro Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato il lavoro di mediazione svolto dal Masaf e il senso di responsabilità dimostrato dalle organizzazioni della filiera. Secondo il ministero, la durata semestrale dell’accordo dovrebbe offrire a produttori e trasformatori un orizzonte temporale più ampio per programmare le scelte economiche.
Coldiretti ha espresso una valutazione positiva dell’accordo, definendolo un passaggio utile per garantire stabilità agli allevamenti italiani e contrastare le speculazioni sul prezzo del latte. L’organizzazione evidenzia in particolare il nuovo meccanismo di equa correlazione legato al Grana Padano, che sarà applicato a fine anno e punta a rafforzare il rapporto tra andamento del mercato e remunerazione della materia prima.
Anche Cia ha accolto positivamente l’intesa, sottolineando però la necessità di mantenere alta l’attenzione. Il presidente nazionale Cristiano Fini ha ricordato che “il prezzo pieno al 100% è vincolato ai volumi del 2025: l’eccedenza sarà demandata alla trattativa privata con l’industria, un fronte delicato per la tenuta contrattuale dei produttori”.
Più prudente anche la lettura di Confagricoltura. Alberto Statti, componente di Giunta dell’organizzazione, ha definito l’accordo “un passo avanti importante” in una fase di forte fluttuazione del mercato europeo e mondiale, ma ha ricordato che non rappresenta una soluzione definitiva. Il nodo resta il costo di produzione: “L’export sta trainando bene il settore, ma i costi di produzione stanno superando i 50 centesimi, raggiungendo anche i 55 centesimi in alcune aree, creando forte preoccupazione tra gli operatori”.
Copagri ha parlato di un’intesa che restituisce ossigeno agli allevamenti, ma non risolve le criticità della filiera. Il presidente Tommaso Battista ha richiamato il tema degli eccessi produttivi del Nord Europa e ha rilanciato la richiesta di un programma europeo per la riduzione volontaria della produzione.
Il quadro europeo: più latte, ma non ovunque
L’accordo italiano arriva in una fase di mercato complessa. A livello europeo, la raccolta di latte nei primi quattro mesi del 2026 è cresciuta del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ad aprile l’aumento (corretto per mesi di 30 giorni) è stato del 2,3%. Il dato conferma una disponibilità di latte più ampia rispetto all’anno precedente, anche se l’andamento tra Paesi non è uniforme.
Sul mercato europeo, il latte spot intero è trattato a prezzi in aumento e la domanda non riesce sempre a essere soddisfatta dall’offerta. In Germania, la raccolta è calata anche oltre il 10%, contribuendo a sostenere alcune tensioni sul mercato. Sul mercato nazionale, invece, i prezzi del latte spot risultano invariati e la domanda resta debole. Nel Nord Italia la raccolta è scesa del 10%, mentre i titoli si mantengono stabili.
Il dashboard DG AGRI aggiornato al 24 giugno indica per il latte crudo europeo un prezzo di 42,8 euro per 100 kg ad aprile, in lieve calo rispetto al mese precedente. Lo stesso valore, 42,8 euro per 100 kg, è riportato per il latte spot settimanale italiano al 21 giugno. Il prezzo equivalente latte calcolato su SMP e burro si colloca invece a 39,8 euro per 100 kg, segnalando una distanza tra quotazioni industriali e remunerazione della materia prima.
Sul fronte dei costi, il dashboard DG AGRI segnala un calo dei costi dei mangimi del 3,2% e dell’energia del 6,2% rispetto alla media delle quattro settimane precedenti. Ma questo alleggerimento non cancella la pressione accumulata nelle aziende agricole, soprattutto dove i costi di produzione restano vicini o superiori alla soglia del prezzo riconosciuto.
Scenario mondiale: offerta in crescita fuori dall’Europa
A livello globale, i segnali non sono univoci. Negli Stati Uniti, a maggio la produzione di latte è aumentata, raggiungendo il massimo storico mensile. La crescita è sostenuta dall’ampliamento del patrimonio bovino, favorito da margini positivi legati anche ai ricavi della carne.
In Nuova Zelanda, la raccolta è cresciuta per il tredicesimo mese consecutivo, chiudendo la stagione 2025/26 con un aumento del 3,6% rispetto alla precedente e superando il record storico della stagione 2020/21. La crescita continua a essere sostenuta da condizioni meteo favorevoli, margini interessanti e impiego di mangimi d’importazione. Anche in Argentina la produzione ha registrato una lieve ripresa dopo il rallentamento di aprile, mentre in Uruguay il trend di forte crescita ha trovato ulteriore conferma.
Il confronto internazionale è rilevante per il mercato italiano perché l’accordo sul prezzo del latte non si muove in un sistema chiuso. Le dinamiche produttive europee e mondiali influenzano burro, polveri, formaggi commodity, export e capacità dell’industria di riconoscere prezzi più alti alla stalla.
