Centrale del Latte di Roma: il Comune cerca l’accordo con Parmalat dopo anni di contenzioso
La vicenda della Centrale del Latte di Roma torna a muoversi, confermando quanto la soluzione giudiziaria non abbia mai davvero sciolto il nodo industriale. Dopo oltre vent’anni di contenzioso, Roma Capitale punta ora a individuare un percorso condiviso proprio con Parmalat, oggi controllata da Lactalis, per arrivare a una soluzione sull’assetto proprietario e sulla ripartizione dei dividendi.
Eì notizia di questi giorni che il sindaco Roberto Gualtieri, attraverso una memoria approvata dalla giunta, abbia dato mandato al direttore generale Albino Ruberti di individuare un “percorso condiviso con la società Parmalat” per definire una soluzione dell’“annoso contenzioso ancora in essere”. Sul tavolo ci sono la proprietà del pacchetto azionario della Centrale del Latte di Roma e la ripartizione dei dividendi, alla luce delle decisioni giudiziarie intervenute finora.
Il nuovo passaggio arriva dopo la sentenza della Corte di Cassazione n. 34221/2025, depositata il 3 dicembre scorso, che ha cassato parzialmente la decisione della Corte d’Appello di Roma e rinviato il giudizio ai giudici di secondo grado per un nuovo esame. La Cassazione ha corretto l’impostazione dell’Appello, che aveva imposto a Parmalat la restituzione delle azioni e di dividendi per oltre 40 milioni di euro al Comune di Roma, ritenendo errata in diritto l’esclusione automatica della buona fede della “nuova” Parmalat nel passaggio del 2005.
A seguito della sentenza, nel gennaio 2026 Parmalat ha scritto a Roma Capitale chiedendo “l’immediato trasferimento dei titoli azionari rappresentanti il 75% del capitale sociale di Centrale del Latte Spa”. L’iter giudiziario è quindi ripartito e la prima udienza del nuovo giudizio d’Appello è prevista in ottobre.
Un problema già emerso nel 2022
La partita, però, non è mai stata soltanto giuridica. Già nel maggio 2022, dopo la sentenza della Corte d’Appello che disponeva la restituzione della Centrale al Comune, InsiderDairy aveva segnalato la complessità dello scenario che si apriva. Scrivevamo allora che “pensare che sia la stessa amministrazione, che oggi detiene il 6,7% delle quote, a gestire la Centrale pare piuttosto improbabile. E oneroso”. Il settore lattiero-caseario richiede infatti esperienza industriale, capitali, capacità di acquisto della materia prima e tempi rapidi di pagamento agli allevatori.
Nello stesso articolo si osservava che un impegno diretto del Comune avrebbe comportato “complesse e onerose operazioni finanziarie”, oltre alla necessità di un know-how specifico in un settore delicato come quello del latte alimentare. Per questo, già allora, una delle ipotesi più realistiche appariva quella di un accordo con la controparte industriale, cioè Parmalat/Lactalis, dotata sia dell’esperienza sia della struttura necessaria per la gestione operativa.
Quattro anni dopo, la traiettoria sembra andare proprio in quella direzione. La gestione pubblica della Centrale ha registrato oltre 13 milioni di euro di perdite nel biennio 2024-2025 e il Comune, nelle more di un giudizio che potrebbe imporre anche la restituzione dei dividendi a Parmalat/Lactalis, appare orientato a cercare una soluzione negoziale.
Una vicenda giudiziaria, ma anche di filiera
La Centrale del Latte di Roma è al centro di una vicenda iniziata con la privatizzazione del 1996 e proseguita per decenni tra ricorsi, sentenze, passaggi societari e rivendicazioni. La questione proprietaria resta rilevante, ma il problema industriale è altrettanto evidente: garantire continuità produttiva, tenuta occupazionale, rapporti con la filiera latte e sostenibilità economica dell’azienda.
Nel 2022 le organizzazioni sindacali avevano espresso forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori, della filiera del latte e dell’economia del territorio, chiedendo responsabilità sociale e soluzioni capaci di tutelare la continuità produttiva. Quelle preoccupazioni restano attuali. La Centrale non è solo un marchio storico romano, ma un’impresa inserita in una filiera che richiede programmazione, investimenti, gestione commerciale e rapporti strutturati con allevatori e distribuzione.
È questo il punto che rende complessa la vicenda. Una sentenza può stabilire diritti, responsabilità e titolarità delle azioni. Ma non può, da sola, costruire un modello industriale sostenibile. La gestione di una centrale del latte richiede competenze specifiche, presenza sul mercato, capacità finanziaria e continuità operativa. Senza questi elementi, il rischio è che la soluzione formale del contenzioso non coincida con la soluzione economica del problema.
La strada dell’accordo
Il mandato conferito dal sindaco al direttore generale di Roma Capitale segnala la volontà di uscire da una logica puramente giudiziaria e cercare una composizione. Non sarà un percorso semplice. Restano da definire la proprietà del pacchetto azionario, la questione dei dividendi, gli effetti delle sentenze già intervenute e il nuovo giudizio d’Appello.
Ma la direzione politica appare chiara: evitare che la Centrale resti intrappolata in un contenzioso senza fine, mentre la gestione industriale continua a produrre perdite. In questo senso, l’accordo con Parmalat/Lactalis, che nel 2022 appariva come una delle poche soluzioni realistiche, torna oggi al centro della partita.
