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Inflazione in rialzo: pesano il carrello della spesa (+2,2%) e gli energetici

Inflazione nuovamente in crescita. Secondo le stime preliminari Istat, nel mese di febbraio 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su gennaio e dell’1,7% su febbraio 2024 (stesso livello di ottobre 2023), dal +1,5% del mese precedente.

Tale evoluzione, spiega l’Istat, risente principalmente della dinamica dei prezzi degli energetici, tornata positiva (+0,6% da -0,7% di gennaio) e, in particolare, di quella della componente regolamentata (+31,5% da +27,5%). Nel settore alimentare, i prezzi dei prodotti lavorati e di quelli non lavorati accelerano, così come quelli del “carrello della spesa” (+2,2% da +1,7%). I numeri dell’Istat certificano un quadro sotto gli occhi di tutti, che coinvolge direttamente anche il settore lattiero caseario. A gennaio 2025, per fare solo due esempi, il prezzo al consumo del Grana Padano è cresciuto del 13% (16,20 euro al kg) e quello del Parmigiano Reggiano ha segnato un +6% (20,6 euro/kg). A pesare, ci sono il prezzo del gas e l’incremento dei costi di produzione. Ma nel lattiero caseario incide molto anche il latte: da ottobre 2024 i prezzi, già alti, sono ulteriormente saliti, culminando con i 59 centesimi di euro al litro alla stalla registrati a gennaio, in Lombardia (dati Clal.it). Rispetto al mese precedente l’aumento del prezzo del latte è del +2.61%, mentre confrontando con i dati di gennaio 2024 è cresciuto del +18%.

Si tratta di una situazione generale per la UE: qualche giorno fa Eurostat ha pubblicato il dato sul tasso d’inflazione dell’Unione Europea, che si è attestata al 2,8% a gennaio 2025, in aumento rispetto al 2,7% di dicembre 2024. Secondo l’Eurostat, i tassi annuali più bassi sono stati registrati in Danimarca (1,4%), Irlanda, Italia e Finlandia (tutti 1,7%). I tassi di inflazione annuali più alti sono stati registrati in Ungheria (5,7%), Romania (5,3%) e Croazia (5,0%). Rispetto a dicembre 2024, l’inflazione annuale è diminuita in otto Stati membri, è rimasta stabile in quattro ed è aumentata in quindici. Anche l’Eurostat rivela che a gennaio 2025, il contributo maggiore al tasso d’inflazione annuale dell’area dell’euro è venuto dai servizi (+1,77 punti percentuali, pp), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (+0,45 pp), energia (+0,18 pp) e beni industriali non energetici (+0,12 pp).