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Nutriscore: la Ue verso l’abbandono definitivo del semaforo

Nonostante le pressioni, non ultima quella dell’OMS di qualche mese fa, il Nutriscore sembra destinata definitivamente a tramontare come etichetta comune Ue. Secondo le indiscrezioni partite dalla Francia, infatti, Bruxelles avrebbe messo da parte l’idea di adottare l’etichetta nutrizionale a semaforo fronte pacco in tutti e 27 i paesi membri. A rivelarlo è stata l’emittente Radio France, citando un documento visionato a fine 2024 dall’Ong Foodwatch, in cui il direttore generale per l’Agricoltura della Commissione europea, Wolfgang Burtscher, avrebbe garantito che la futura proposta di etichettatura comune “non copierà nessun sistema esistente”. D’altronde, più che unire il Nutriscore ha sempre diviso i paesi europei, con l’Italia capofila del fronte dei contrari, e alimentato il dibattito scientifico.

Il sistema a semaforo, con i suoi colori che vanno dal verde al rosso, abbinati alle lettere dalla A alla E, è stato tuttavia oggetto di numerose critiche, anche fra i suoi sostenitori, che si sono concentrate sul carattere obsoleto o inappropriato di alcune raccomandazioni. È in quest’ottica che i responsabili hanno rivisto, a fine 2023, l’algoritmo di calcolo. Oggi sono sette i paesi che lo hanno adottato: Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera. Per anni ha spaccato in due i paesi Ue, attirando in particolare le critiche dell’Europa meridionale visto che prodotti tipici come l’olio d’oliva, il parmigiano o il prosciutto vengono penalizzati. “Un eventuale stop europeo al Nutriscore possiamo giudicarlo come una vittoria, una vittoria italiana”, ha commentato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. “Tutti i ministri, a prescindere dalla maglia di partito, hanno sempre condiviso la battaglia per un’etichettatura trasparente, informativa e non condizionante come il Nutriscore. Se oggi l’Europa ne sta prendendo atto in maniera determinante lo si deve all’Italia”, ha puntualizzato.

La Commissione europea avrebbe dovuto presentare una proposta di etichettatura armonizzata entro la fine della legislatura precedente, ma ha scelto di rinviare tutto, complice appunto l’opposizione di diversi governi. L’obiettivo resta quello di trovare “la soluzione migliore per i consumatori”, ha sottolineato la portavoce Ue, senza comunque sbilanciarsi nemmeno su un possibile favore per la proposta italiana. Da Roma tuttavia tanto è bastato per esultare. “Sarebbe la vittoria del buon senso che conferma la validità della nostra intensa battaglia a difesa della certezza e della chiarezza nelle informazioni sui cibi, a tutela dei consumatori”, ha rivendicato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.