FAO Dairy Index in calo per il 4° mese: burro giù, polveri deboli
Ottobre chiude con il FAO Dairy Index in flessione del 3,4%; nonostante questo calo, l’indice è rimasto del 2,7 per cento al di sopra di un anno prima. Il focus si sposta sulla disponibilità export di UE e Nuova Zelanda e sulla tenuta della domanda in Asia.
L’Indice FAO dei prezzi dei lattiero-caseari, a ottobre 2025, scende a 142,2 punti, in calo del 3,4% su settembre: è il quarto mese consecutivo in territorio negativo. La dinamica è guidata dalla riduzione delle quotazioni del burro, dovuta a ampia disponibilità all’export da Unione europea e Nuova Zelanda, poiché le temperature stagionali moderate hanno aumentato la produzione di latte a causa di una domanda più debole di importazioni dall’Asia e dal Medio Oriente. Anche le quotazioni del latte in polvere sono diminute a causa della domanda limitata e della forte concorrenza alle esportazioni. L’indice dei prezzi del formaggio è calato solo leggermente, poiché il modesto allentamento nell’Unione europea, dove le forniture di latte rimangono adeguate e la domanda di esportazione contenuta, è stato in parte compensato da prezzi più solidi in Oceania, supportati da ordini asiatici e forniture più strette all’inizio della stagione.
Sul fronte europeo, l’ultimo Dashboard DG AGRI (settimana 44) fotografa l’atterraggio delle principali commodity: burro a 544 euro per 100 kg (-7,0% sulla media delle quattro settimane precedenti), SMP a 216 euro per 100 kg(-1,8%), WMP a 348 euro per 100 kg (-5,2%), con cheddar in lieve rialzo (+0,2%) a 442 euro per 100 kg. In parallelo, il latte spot Italia (Lodi) segna 49,5 euro per 100 kg al 2 novembre. Questi livelli segnalano un riequilibrio post-estate e un contesto di margini compressi sugli operatori più esposti al grasso, pur con tenuta relativa del formaggio.
