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Export USA in ripresa: +15% a febbraio, formaggi e burro trainano la crescita

Export: il lattiero-caseario degli Stati Uniti torna a crescere con decisione, secondo il report Trade Data monitor analizzato da Assocaseari. A febbraio 2026, i volumi dagli Usa hanno registrato un aumento del 15% in equivalente latte rispetto a un 2025 particolarmente debole, segnando un’accelerazione significativa degli scambi internazionali. Si evidenzia un riequilibrio geografico dei flussi e una crescente centralità di alcune aree – America Latina, Sud-est asiatico e Medio Oriente – nella domanda globale di prodotti dairy.

A trainare la crescita sono stati soprattutto formaggi e burro, mentre prosegue il recupero delle polveri, in un contesto di mercato ancora segnato da forti differenze regionali.

Formaggi: competitività prezzo e centralità dell’America Latina

Il segmento più dinamico resta quello dei formaggi, con esportazioni in aumento di circa il 20%, in continuità con il trend già osservato nel 2025. Alla base della crescita c’è un fattore chiave: la competitività dei prezzi statunitensi sui mercati internazionali.

In una fase in cui altri grandi esportatori – in particolare europei – hanno mostrato maggiore rigidità sui listini, gli Stati Uniti si sono posizionati come fornitori aggressivi, soprattutto nei mercati price sensitive.

Il risultato è una forte espansione in America Latina, con il Messico che si conferma primo sbocco e altri Paesi sudamericani che contribuiscono in modo rilevante all’aumento complessivo. Oltre la metà dei flussi di formaggio statunitense si concentra oggi in quest’area.

Un dato che conferma come la crescita dell’export USA passi sempre più da mercati in sviluppo o in consolidamento, piuttosto che dai tradizionali sbocchi asiatici.

Burro: la spinta della domanda MENA

Anche il burro registra una dinamica positiva, sostenuta da una domanda particolarmente vivace nell’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa). Se le spedizioni verso l’Unione europea restano marginali – con un incremento solo lieve – è proprio il rafforzamento dei flussi verso Paesi come Egitto, Bahrein e Arabia Saudita a determinare l’aumento complessivo. Queste destinazioni rappresentano ormai quasi un terzo delle esportazioni statunitensi di burro.

Il dato è significativo perché evidenzia un cambiamento nella geografia della domanda: mercati tradizionalmente meno centrali stanno assumendo un peso crescente, anche grazie a una maggiore volatilità dei prezzi globali dei grassi e a esigenze di approvvigionamento più flessibili.

Butteroil: crescita selettiva nonostante i vuoti nei mercati storici

Nel segmento del butteroil, la crescita si conferma più selettiva ma comunque positiva nei primi mesi del 2026. Il calo delle spedizioni verso mercati storici come Messico e Canada, insieme all’assenza di export verso l’Unione europea, viene compensato da una domanda più forte proveniente dal Sud-est asiatico e dall’area MENA.

SMP: cinque mesi di crescita consecutiva

Le polveri di latte scremato (SMP) continuano il percorso di recupero, con febbraio che segna il quinto mese consecutivo di crescita delle esportazioni. Il driver principale resta il Sud-est asiatico, che si conferma una delle aree più dinamiche per l’assorbimento di commodity lattiero-casearie.

Il miglioramento della domanda in questa regione contribuisce a sostenere un segmento che, negli ultimi anni, è stato tra i più esposti alla volatilità dei prezzi internazionali e alla concorrenza tra grandi esportatori. La continuità del trend positivo rappresenta quindi un segnale rilevante, anche se ancora da consolidare.

Il nodo Cina e il riequilibrio dei flussi

A fronte della crescita complessiva, resta evidente il calo delle esportazioni verso la Cina, che continua a ridurre il proprio peso come destinazione chiave per il dairy globale. Un elemento che non riguarda solo gli Stati Uniti, ma l’intero equilibrio del mercato internazionale.

La minore domanda cinese sta costringendo gli esportatori a ripensare le proprie strategie commerciali, cercando nuovi sbocchi e diversificando i flussi. In questo contesto, la performance USA a febbraio mostra una capacità di adattamento superiore alla media, grazie a una presenza già consolidata in mercati alternativi.