Fonterra rialza la previsione sul latte, mentre cresce l’offerta mondiale
Fonterra porta da 9,25 a 9,50 dollari neozelandesi per kgMS il valore medio previsto per il latte nella stagione 2026/27, sostenuta dal recupero delle commodity e da una domanda globale che resta solida. È una parziale inversione rispetto al taglio deciso a luglio, ma il quadro rimane complesso: la produzione di latte cresce nelle principali aree esportatrici e l’ultima asta Global Dairy Trade ha interrotto la serie positiva delle settimane precedenti.
Fonterra torna ad alzare la previsione sul prezzo del latte per la stagione 2026/27. La cooperativa neozelandese ha portato il midpoint del Farmgate Milk Price da 9,25 a 9,50 dollari neozelandesi per kgMS, restringendo contemporaneamente la forchetta prevista da 8,00-10,50 a 8,50-10,50 dollari per kgMS.
Secondo il ceo Richard Allen, la revisione riflette il miglioramento registrato dalle principali commodity lattiero-casearie, in particolare latte intero e latte scremato in polvere, e una domanda mondiale che continua a mostrare tenuta. Fonterra mantiene però un approccio prudente: la stagione è iniziata da appena due mesi e la volatilità geopolitica resta elevata.
Dal taglio di luglio a una parziale risalita
Il movimento è interessante soprattutto se letto rispetto ai mesi precedenti. A maggio Fonterra aveva aperto la stagione con una previsione centrale di 9,75 dollari per kgMS. A luglio l’aveva ridotta a 9,25 dollari, dopo un calo dell’11% dei prezzi GDT dei prodotti utilizzati come riferimento per la remunerazione del latte. In quell’occasione la cooperativa aveva indicato esplicitamente due fattori: domanda più debole delle attese e aumento della produzione nelle principali aree esportatrici. Il nuovo valore di 9,50 dollari recupera quindi metà del taglio estivo, ma resta ancora sotto la previsione iniziale della stagione.
Le polveri recuperano, ma il GDT resta volatile
Dalla seconda metà di luglio le aste Global Dairy Trade hanno effettivamente mostrato un miglioramento: +1,5% il 21 luglio, +0,1% il 4 agosto, +2,3% il 18 agosto e +0,9% il primo settembre.
L’ultima asta del 15 settembre ha però riportato l’indice in territorio negativo, con un calo complessivo dell’1,1%. Il latte intero in polvere, prodotto centrale per il mercato neozelandese, ha perso lo 0,8% a 3.565 dollari per tonnellata, mentre la polvere di latte scremato è rimasta sostanzialmente stabile, +0,1% a 3.689 dollari. Il segnale di Fonterra va quindi letto come un miglioramento rispetto alla debolezza di inizio estate, più che come l’avvio di una nuova fase di rialzi generalizzati.
Più latte dalle principali aree esportatrici
A frenare una lettura troppo rialzista resta soprattutto l’offerta. Secondo gli ultimi dati raccolti da AHDB nelle sei principali aree esportatrici – UE, Regno Unito, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia e Argentina – a giugno le consegne di latte sono cresciute complessivamente del 2,7% rispetto all’anno precedente, pari a quasi 22 milioni di litri in più al giorno.
La crescita ha interessato tutte le aree considerate con la sola eccezione del Regno Unito. Nell’Unione europea le consegne sono aumentate di circa il 3%, con incrementi particolarmente forti in Germania e Paesi Bassi; anche gli Stati Uniti hanno registrato un aumento vicino al 3%. Negli Usa, inoltre, USDA ha appena rivisto al rialzo le proprie previsioni produttive per il 2026 e il 2027, sulla base di un numero maggiore di vacche e di rese più elevate.
Il quadro che emerge è quindi quello di un mercato nel quale la domanda internazionale continua ad assorbire quantità crescenti, ma deve confrontarsi con un’offerta di latte altrettanto dinamica. Il rialzo deciso da Fonterra segnala che la pressione ribassista vista a inizio estate si è attenuata; per capire se il recupero potrà consolidarsi saranno però decisive le prossime aste e l’andamento della produzione nei grandi bacini esportatori.
