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Caldo europeo ed El Niño possono frenare la crescita dell’offerta latte, secondo la coop irlandese Ornua

La cooperativa irlandese Ornua segnala rischi climatici per Europa, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Nel breve periodo i volumi restano solidi, ma il mercato del latte guarda al terzo trimestre

Il mercato lattiero-caseario globale resta in equilibrio fragile tra disponibilità ancora abbondante e rischi climatici crescenti. Nell’ultima analisi di mercato, Ornua, cooperativa lattiero-casearia irlandese attiva nella commercializzazione internazionale dei prodotti dairy irlandesi e proprietaria del marchio Kerrygold, segnala che le ondate di calore prolungate in Europa continentale possono iniziare a frenare i flussi di latte nei principali Paesi produttori dell’Unione europea, mentre aumenta la probabilità di un evento El Niño particolarmente intenso, con possibili effetti sulle aree produttive dell’emisfero australe e del Sud degli Stati Uniti.

Il messaggio è prudente ma chiaro: oggi non c’è ancora una contrazione netta dell’offerta globale, ma il clima sta diventando una variabile sempre più determinante per il secondo semestre. A maggio, secondo Ornua, le raccolte globali sono cresciute di circa il 2,5%, sostenute dalla buona produzione nella maggior parte delle principali aree lattiero-casearie. Questa disponibilità, insieme al rallentamento stagionale degli acquisti industriali e alle chiusure estive, può mantenere sotto controllo i prezzi delle commodity dairy tra luglio e agosto.

Il quadro, però, potrebbe cambiare con l’avanzare dell’estate. Se le alte temperature dovessero proseguire in Europa e se l’evoluzione climatica legata a El Niño dovesse penalizzare le aree più sensibili, la crescita dell’offerta potrebbe ridursi proprio nella fase in cui la domanda manifatturiera tende a riprendere.

Europa: produzione in crescita, ma il caldo può cambiare il quadro

Nell’Unione europea la produzione di latte ha continuato a crescere nella prima parte dell’anno. Ornua segnala per l’UE a 27 un aumento delle raccolte del 2,8% ad aprile e una crescita attesa del 2,7% a maggio. A sostenere il dato sono soprattutto Germania, Polonia e Paesi Bassi: la produzione tedesca è indicata in aumento del 6,3%, quella polacca del 3,8% e quella olandese del 2,6%. L’Irlanda si muove invece in direzione opposta: la produzione è calata del 3,5% ad aprile e il recupero appare limitato anche per effetto di una base storica elevata.

Le ondate di calore aggiungono un elemento di incertezza. Nelle aree più colpite, il caldo può ridurre la produzione giornaliera, peggiorare i titoli e aumentare la pressione sulla gestione delle mandrie. È un tema che il mercato italiano ha già iniziato a vedere nelle ultime settimane, con raccolta in calo nel Nord Italia, latte spot in rialzo, tensione su crema e panna e primi effetti sulle commodity. Il rialzo dello spot non cancella però la debolezza del prezzo medio alla stalla. Secondo i dati del Milk Market Observatory, a giugno 2026 il prezzo medio europeo del latte vaccino è sceso dello 0,68% rispetto a maggio, attestandosi a 42,34 euro/quintale. Il valore resta inferiore del 19,95% rispetto a giugno 2025.

In Italia, nello stesso mese, il prezzo medio del latte bovino si è attestato a 45,43 euro/quintale, stabile rispetto a maggio ma inferiore del 21,85% su base annua. Il dato conferma che la tensione più recente sul mercato spot non si è ancora tradotta in un recupero generalizzato del prezzo medio alla stalla.

Commodity in calo, ma con un possibile pavimento da settembre

Secondo Ornua, i prezzi spot europei di formaggio, burro e latte scremato in polvere si sono recentemente indeboliti a causa della disponibilità di prodotto ancora sufficiente, che limita la possibilità di rialzi importanti nel breve periodo. Il rallentamento stagionale degli acquisti tra luglio e agosto contribuisce alla cautela.

La prospettiva cambia però guardando al terzo e quarto trimestre. Ornua prevede che l’indebolimento stagionale dell’offerta e la ripresa autunnale della domanda manifatturiera possano fornire un sostegno ai prezzi a partire da settembre. Futures sulle polveri, latte spot e indici della crema mostrano già alcuni segnali tecnici positivi, anche se il mercato resta dipendente dalle variabili climatiche.

Export globale positivo, ma attenzione alle scorte

Sul fronte della domanda, Ornua segnala una buona performance del commercio internazionale nei primi mesi dell’anno. Un dato da leggere con cautela. Secondo l’analisi, una parte della crescita potrebbe riflettere acquisti anticipati da parte dei buyer, più che un rafforzamento strutturale della domanda.

A questa incertezza si aggiunge la pressione sul consumatore finale. Il costo della vita resta elevato in molti mercati e può frenare la disponibilità ad assorbire ulteriori aumenti di prezzo. La domanda dairy non scompare, ma diventa più selettiva, soprattutto sulle categorie più esposte al prezzo e nei mercati dove il potere d’acquisto resta sotto pressione. Ornua segnala inoltre che gli esportatori europei continuano a perdere quote in alcuni mercati a favore degli Stati Uniti.

Il rischio El Niño per Nuova Zelanda e Stati Uniti

Il fattore più incerto resta il clima. Ornua richiama la crescente probabilità di un El Niño particolarmente intenso, con possibili effetti sulle aree produttive più sensibili.

Per la Nuova Zelanda, un peggioramento delle condizioni climatiche può incidere direttamente sui sistemi a pascolo, dove disponibilità di erba, piogge e temperature influenzano in modo immediato la raccolta. La Nuova Zelanda è uno dei principali esportatori mondiali di prodotti lattiero-caseari, in particolare polveri e grassi, e qualsiasi rallentamento della produzione può avere effetti sul mercato globale. Anche il Sud degli Stati Uniti potrebbe essere esposto a condizioni climatiche sfavorevoli.