Brazzale apre la strada al destocking. Per trasformare il magazzino in liquidità
Prima operazione italiana di destocking (cartolarizzazione) dei beni in magazzino: CDP e Cherry Bank finanziano per 10 milioni di euro Brazzale, la più antica impresa familiare lattiero-casearia italiana
Quando la legge ha introdotto la possibilità di cartolarizzare i beni presenti in magazzino, molti osservatori l’hanno salutata come una novità importante per le imprese italiane. Ma anche come uno strumento non semplice da calare in un sistema produttivo fatto in larga parte di aziende familiari, spesso caratterizzate da governance informali e una certa resistenza a rendere trasparenti asset considerati parte della gestione interna.
E invece, a pochi mesi dall’entrata in vigore della norma, la prima operazione italiana di destocking è stata realizzata con Brazzale, la più antica impresa lattiero-casearia italiana, attiva senza interruzioni dal 1784, ancora oggi nelle mani della famiglia di cui porta il nome. Il caso dice qualcosa di importante: non è la natura familiare dell’impresa, di per sé, a rappresentare un limite all’innovazione. Il punto è come quella storia viene organizzata, governata e trasformata in struttura industriale. Brazzale è un’azienda che opera in Italia e all’estero, con 12 stabilimenti tra Italia, Repubblica Ceca, Cina e Brasile, circa 1.200 dipendenti, oltre 340 milioni di litri di latte raccolti ogni anno e prodotti esportati in più di 70 Paesi.
“Assieme a partner così prestigiosi abbiamo tradotto in azione una novità normativa che permette di rimediare a un’illogica distorsione”, ha dichiarato Roberto Brazzale, titolare dell’azienda di Zanè (Vi). “La forza finanziaria di chi compie cicli lunghi di stagionatura di prodotti pregiati non viene rappresentata correttamente quando il valore del magazzino non è considerato nel calcolo della PFN (posizione finanziaria netta, ndr). Un magazzino di formaggio vale molto di più del denaro perché da sempre si rivaluta a un multiplo dell’inflazione, e vale perfino più dell’oro, perché produce reddito. Paradossalmente, il sistema è costretto a ignorarne il reale valore, limitando così il potenziale di sviluppo delle imprese. Da oltre vent’anni cresciamo molto più del settore e tanti appassionanti progetti aspettano solo di avere il via per creare nuovo valore in Italia. Siamo entusiasti”.
Brazzale: il valore del magazzino
Nei prodotti agroalimentari a ciclo lungo come certi formaggi, il magazzino è capitale industriale immobilizzato, valore in maturazione non riconosciuto. Ed è qui che entra il destocking, la norma che consente di ottenere liquidità in anticipo rispetto al completamento del normale ciclo produttivo, attraverso la valorizzazione delle scorte. La prima operazione italiana di questo tipo, del valore di 10 milioni di euro, è stata realizzata da Cassa Depositi e Prestiti e Cherry Bank a favore di Brazzale. Per un settore come il lattiero-caseario, e in particolare per i formaggi destinati alla stagionatura, il tema è rilevante: una quota importante del valore viene costruita nel tempo, mentre il capitale resta immobilizzato in forme, semilavorati e prodotti in maturazione.
Il finanziamento è stato concesso in parti uguali da CDP e Cherry Bank alla società veicolo Magazzino Italia SPV, costituita per acquistare da Brazzale un insieme di prodotti freschi e semistagionati. L’azienda ottiene così liquidità immediata da reinvestire nei propri progetti di crescita, mentre il ciclo produttivo prosegue attraverso accordi per la custodia, la stagionatura, l’affinamento e la successiva vendita dei prodotti trasformati.
Il meccanismo è rotativo. I proventi derivanti dalla vendita dei prodotti finiti vengono utilizzati per rimborsare il finanziamento e finanziare nuovi acquisti di ulteriori lotti di semilavorati presenti nel magazzino Brazzale. Le risorse saranno destinate alla realizzazione di un nuovo centro logistico, all’ampliamento del reparto di confezionamento, all’acquisto di nuovi macchinari per la produzione lattiero-casearia e al rafforzamento dello sviluppo sui mercati internazionali, anche attraverso nuovi prodotti e nuove stagionature.
Uno strumento utile per le filiere agroalimentari a ciclo lungo
Per Brazzale, il tema del magazzino non è astratto. Negli ultimi anni l’azienda ha investito in modo significativo nelle attività legate alla stagionatura e alla valorizzazione dei formaggi a lunga maturazione, a partire dal magazzino Sant’Agata di Cogollo del Cengio, struttura robotizzata per Gran Moravia, con una capacità di 250mila forme e un controllo costante della maturazione di ogni singola forma.
Questo aiuta a capire perché il destocking, applicato ai formaggi, non sia un’operazione meramente finanziaria. Il valore non nasce solo dal possesso della merce, ma dalla capacità di accompagnarne la maturazione, conservarla nelle condizioni corrette, controllarne l’evoluzione e portarla al mercato nel momento più adatto. Il magazzino, in questa prospettiva, diventa parte della strategia industriale. “Siamo felici di aver aperto la strada con questa operazione, perché tutto il sistema potrà trovare beneficio da questa norma”, ha sottolineato Roberto Brazzale.
Il punto è rilevante perché CDP e Cherry Bank hanno indicato il destocking come uno strumento potenzialmente estendibile ad altre imprese italiane, non solo nell’agroalimentare ma anche in comparti caratterizzati da alti livelli di beni in deposito, cicli lunghi e valore prospettico prevedibile.
Secondo Giovanni Bossi, amministratore delegato di Cherry Bank, si tratta di un “cambio di paradigma finanziario” paragonabile, per portata innovativa, all’introduzione del factoring per i crediti commerciali avvenuta in Italia 35 anni fa. Per Cassa Depositi e Prestiti, l’operazione rientra invece nel sostegno alle filiere strategiche e nell’ampliamento degli strumenti di finanza alternativa a disposizione delle imprese, in particolare Pmi e aziende di medie dimensioni.
Cosa richiede il destocking
La prima applicazione italiana dice già qualcosa sulle condizioni necessarie perché lo strumento funzioni. Non basta avere un magazzino importante. Serve che quel magazzino sia legato a prodotti con valore prevedibile, processi controllati, tracciabilità affidabile e una struttura aziendale capace di dialogare con il sistema finanziario.
Cartolarizzare il magazzino non significa semplicemente “dare valore alle scorte”. Significa poter dimostrare che quei beni esistono, sono tracciati, hanno una consistenza verificabile, un valore stimabile e un ciclo industriale leggibile. Richiede sistemi informativi affidabili, inventariazione rigorosa, controllo di gestione, monitoraggio continuativo e disponibilità ad aprire una parte della gestione aziendale a soggetti finanziari esterni.
È qui che il tema diventa culturale prima ancora che finanziario: per molte imprese, soprattutto familiari, il magazzino è stato a lungo percepito come una dimensione interna, quasi fisiologica, della gestione aziendale. Il destocking chiede invece disciplina, trasparenza e capacità di rappresentazione poiché le scorte devono diventare leggibili anche per il sistema finanziario.
Perché è diverso dal pegno rotativo
Il meccanismo del destocking è diverso dal pegno rotativo, già utilizzato in alcune filiere agroalimentari. Nel pegno rotativo i beni restano di proprietà dell’impresa e vengono dati in garanzia al finanziatore, con la possibilità di sostituirli nel tempo con altri beni di pari valore. Nella cartolarizzazione del magazzino, invece, i prodotti vengono ceduti a una società veicolo, che finanzia l’acquisto attraverso l’operazione strutturata e ne gestisce il valore economico fino alla vendita. Il punto comune è la valorizzazione delle scorte; la differenza è che qui il magazzino non è solo garanzia, ma diventa l’asset su cui si costruisce direttamente il finanziamento.
