Bresciangrana, Novalat unica offerta: la crisi coinvolge 40 stalle e 66 lavoratori
La crisi Bresciangrana entra in una fase decisiva. Alla scadenza del bando per l’affitto dell’azienda è arrivata una sola offerta, presentata dalla veneta Novalat attraverso la controllata Nova Casearia. Sullo sfondo restano gli oltre 70 milioni di euro di esposizione debitoria, i circa 20 milioni nei confronti degli allevamenti conferenti, 66 lavoratori e le aziende agricole che consegnavano complessivamente oltre 120 tonnellate di latte al giorno.
Quando un’azienda entra in crisi, il problema va ben oltre i cancelli dello stabilimento. E questo è ancora più vero se l’azienda è un caseificio. La vicenda di Bresciangrana, azienda di Cignano di Offlaga (Bs) specializzata nella produzione di Grana Padano Dop e altri formaggi, lo conferma: intorno allo stabilimento ruotano lavoratori, fornitori e una rete di allevamenti che ogni giorno ha bisogno di una destinazione per il latte prodotto.
Alla scadenza del bando per l’affitto dell’azienda è arrivata una sola proposta. A presentarla è stata Novalat di Badia Polesine, attraverso Nova Casearia, una società di nuova costituzione interamente controllata dal gruppo veneto. Con sede in provincia di Rovigo, è attiva da una ventina di anni nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti lattiero-caseari e uova. Posizionata tra le prime 30 aziende della provincia di Rovigo per volume d’affari, ha visto il proprio fatturato salire dai 23,3 milioni di euro del 2019 ai quasi 50 milioni del 2025 e un utile d’esercizio di oltre 38mila euro. Secondo i legali di Bresciangrana, l’offerta Novalat è vincolante, irrevocabile e accompagnata da fideiussioni. Potrebbe rappresentare il primo passaggio di un percorso destinato anche ad un’acquisizione definitiva. Ma la situazione da risolvere rimane complessa.
Oltre 70 milioni di debiti
Bresciangrana aveva avviato a giugno il percorso per la presentazione di un concordato preventivo in continuità. L’azienda, cresciuta negli anni fino a superare i 140 milioni di euro di fatturato, ha accumulato debiti superiori ai 70 milioni, dei quali circa 20 nei confronti degli allevatori che conferivano il latte. Ad agosto la produzione era stata sospesa, anche in relazione ai problemi dell’impianto di depurazione, e con essa si era fermata la raccolta della materia prima. Dopo l’intervento delle istituzioni era ripreso un ritiro parziale del latte, ma a un prezzo di 0,36 euro al litro, sensibilmente inferiore alle condizioni ordinarie di mercato.
Nei giorni scorsi la fragilità della situazione è emersa anche sul fronte operativo: il fornitore di energia elettrica ha temporaneamente sospeso il servizio allo stabilimento per morosità pregresse anche se la fornitura è stata poi ripristinata.
Il problema delle stalle
Sono circa 40 le aziende agricole conferenti, per oltre 1.200 quintali di latte al giorno; numeri che trasformano la vicenda in una una crisi di filiera. Le vacche continuano a essere munte e la materia prima deve trovare ogni giorno uno sbocco. Per questo gli allevatori chiedono che, oltre alla soluzione societaria per Bresciangrana, vi siano certezze sulla continuità del ritiro, sui prezzi che verranno riconosciuti e soprattutto sui crediti già maturati.
In gioco anche 66 posti di lavoro
Il bando riguarda l’intera struttura produttiva di Cignano: immobili, impianti, macchinari, contratti, autorizzazioni e 66 dipendenti. Anche i sindacati hanno accolto con prudenza l’arrivo dell’unica offerta, chiedendo un confronto sul piano industriale e garanzie occupazionali. Il passaggio a Novalat può quindi rappresentare una via verso la continuità, ma non chiude ancora la vicenda: chi subentra deve essere in grado non soltanto di affittare lo stabilimento, ma di rimettere in funzione una filiera.
