svizzera
trasformazione & dintorni

Burro Ue, export +38,4%: il calo dei prezzi riapre i mercati internazionali

Nei primi otto mesi del 2026 la Ue ha esportato 242.585 tonnellate di burro e altri grassi lattieri, con un aumento del 38,4% rispetto allo stesso periodo 2025. A spingere le vendite è soprattutto il recupero di competitività sul prezzo: il valore medio unitario all’export è sceso del 24,1% e nel solo mese di agosto la flessione ha raggiunto il 31,8%, portandolo a 6,03 euro al chilogrammo. Crescono mercati consolidati come Stati Uniti e Regno Unito, mentre si aprono spazi anche in Turchia, Indonesia, Marocco ed Egitto.

Il burro europeo torna a guadagnare terreno sui mercati internazionali. E lo fa in una fase nella quale le dinamiche delle due principali componenti del latte si stanno muovendo in direzioni diverse: mentre le proteine restano sostenute, i prezzi della materia grassa sono scesi abbastanza da restituire competitività alle esportazioni dell’Unione europea.

Secondo l’elaborazione pubblicata da CLAL sui primi otto mesi dell’anno, l’export Ue di burro e altri grassi lattieri è aumentato del 38,4%, raggiungendo 242.585 tonnellate. Oltre alla crescita quantitativa, è anche e soprattutto il segnale di un nuovo equilibrio competitivo dopo una fase in cui il burro statunitense aveva esercitato una forte pressione sul mercato internazionale.

Il prezzo che cambia gli equilibri

Tra gennaio e agosto il prezzo medio all’export del burro europeo è diminuito del 24,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il movimento si è accentuato durante l’estate: nel solo mese di agosto il valore medio è sceso del 31,8% su base annua, attestandosi a 6,03 euro al chilogrammo. È questa correzione ad aver restituito al burro europeo margini di competitività sui mercati internazionali. L’aumento dei volumi esportati va quindi letto insieme al forte ridimensionamento dei prezzi: l’Europa vende molto più prodotto all’estero, ma in condizioni di mercato profondamente diverse rispetto a un anno fa.

Crescono Usa e Regno Unito, ma entrano nuove destinazioni

Le esportazioni aumentano verso due mercati già importanti per l’Unione europea: nei primi otto mesi le spedizioni verso gli Stati Uniti crescono del 14,6%, mentre quelle dirette nel Regno Unito aumentano dell’8,8%. Ma la parte forse più interessante del quadro riguarda l’allargamento delle destinazioni.

La Turchia ha acquistato 14.818 tonnellate di burro e grassi lattieri europei, mentre CLAL segnala forti incrementi anche in Indonesia e Marocco e soprattutto in Egitto. La riduzione dei prezzi sta quindi producendo due effetti contemporanei: rafforza la posizione europea sui mercati dove era già presente e rende nuovamente accessibili destinazioni dove il differenziale di prezzo aveva limitato le opportunità commerciali.

Grasso e proteine prendono strade diverse

Il dato è interessante anche per ciò che racconta dell’attuale fase di mercato. Le diverse componenti del latte non stanno infatti seguendo la stessa traiettoria. Da una parte le proteine mantengono quotazioni elevate, sostenute dalla domanda di ingredienti ad alto valore aggiunto; dall’altra la materia grassa ha subito una correzione che sta modificando rapidamente i flussi commerciali. Per l’industria europea, il risultato è un ritorno dell’export di burro dopo mesi nei quali la concorrenza americana aveva ridotto il vantaggio competitivo.

La crescita del 38,4%, insomma, racconta quanto velocemente possano cambiare le geografie del commercio quando cambia il prezzo relativo di una commodity.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *