Bresciangrana, dalla sospensione alla difficile ripartenza: un mese di crisi per la filiera
Una comunicazione arrivata alla fine di luglio, il latte da ricollocare nel giro di un fine settimana, una ripartenza annunciata pochi giorni dopo e una fiducia che nel frattempo si era spezzata. La crisi di Bresciangrana ha attraversato tutto agosto senza arrivare, almeno per ora, a una soluzione definitiva e ha coinvolto direttamente una cinquantina di allevamenti fra Brescia, Bergamo e Cremona.
Il primo passaggio risale al 31 luglio, quando il caseificio di Cignano di Offlaga, produttore di Grana Padano Dop, comunica ai propri conferenti la sospensione del ritiro dal 3 al 31 agosto. Complessivamente devono trovare una nuova destinazione circa 1.230 quintali di latte al giorno. Parallelamente l’azienda fa ricorso a una procedura con riserva, comunemente definita concordato “in bianco”, con l’obiettivo dichiarato di individuare una soluzione di risanamento e tutelare il più possibile i creditori.
Dal fermo alla proposta di ripartenza
La nuova amministratrice delegata Serena Maurutto spiega che lo stop è necessario per introdurre una netta discontinuità rispetto alla gestione precedente e impedire che la prosecuzione dell’attività produca ulteriori debiti senza certezza dei pagamenti ai fornitori. Pochi giorni dopo arriva però un primo cambio di scenario. Bresciangrana comunica la disponibilità a riprendere gli acquisti dal 10 agosto, a un prezzo indicato in 36 centesimi. Per molti allevatori il problema, a quel punto, non è più soltanto trovare una destinazione per il latte, nel frattempo collocato, ma la fiducia. Tanto che alcuni hanno deciso di non tornare indietro.
Alcuni conferenti hanno raccontato di vantare crediti consistenti nei confronti del caseificio e di attendere pagamenti da mesi. Un allevatore intervistato dal Giorno riferisce, per esempio, arretrati vicini ai 200mila euro e un ultimo pagamento ricevuto a maggio relativo al latte consegnato a dicembre. Per chi nel frattempo è riuscito a trovare un altro sbocco, la sola riapertura dei ritiri non è quindi sufficiente a ricostruire il rapporto commerciale.
Il botta e risposta sulla ripresa dei conferimenti
Il 19 agosto Coldiretti e Confagricoltura riferiscono che gli allevatori precedentemente fornitori non avrebbero ripreso i conferimenti, nonostante l’annuncio aziendale. Le associazioni chiedono garanzie sia sul futuro industriale dello stabilimento sia sul recupero dei crediti maturati. Due giorni dopo arriva la replica di Maurutto. L’amministratrice delegata contesta la ricostruzione secondo cui nessuna stalla sarebbe tornata a consegnare latte e dichiara che alcuni conferenti hanno effettivamente ripreso l’attività. L’azienda riferisce inoltre di avere effettuato pagamenti su fattura e di aver rinnovato per altri quindici giorni l’impegno al ritiro, a un prezzo superiore rispetto alla proposta precedente e mantenendo le condizioni di pagamento in essere. Regione Lombardia ha annunciato un Tavolo dedicato alla vicenda, a settembre.
