High protein, i brevetti crescono dell’80% in cinque anni
5.626. Tante sono le domande di brevetto per alimenti ad alto contenuto proteico depositate nell’anno terminante a giugno 2026, in tutto il mondo. Ben l’80% in più rispetto a cinque anni prima. Nestlé guida la classifica con 58 domande, seguita da Cargill con 46 e Arla Foods con 28. Il dato arriva mentre Innova Market Insights colloca valore nutrizionale e “proteine di precisione” ai primi posti dei trend alimentari 2027. E dal SIAL di Parigi, in corso in questi giorni, arriva una conferma visiva: la parola che sembra ricorrere più di ogni altra è “protein”, ormai presente come claim e ingrediente aggiunto in categorie alimentari di ogni tipo.
La corsa all’high protein continua e si sposta sempre di più sul terreno della tecnologia e della specializzazione. Secondo i dati elaborati dallo studio Mathys & Squire sulla banca dati PATENTSCOPE della World Intellectual Property Organization, le domande di brevetto relative agli alimenti ad alto contenuto proteico sono arrivate a 5.626 nell’anno concluso il 30 giugno 2026. Una crescita dell’80%: erano 5.148 dodici mesi prima e 3.122 cinque anni fa.
Il numero non misura direttamente le dimensioni del mercato e, naturalmente, non significa che ogni brevetto si trasformerà in un prodotto presente sul mercato. Di certo, però, mostra molto bene quanta ricerca continui a concentrarsi intorno alle proteine.
Dalla quantità alla funzione
Nell’high protein è cambiato il livello di specializzazione dell’offerta. Tra le tecnologie brevettate compaiono, per esempio, impasti arricchiti attraverso microparticelle di proteine del siero, bevande ready-to-drink ad alto contenuto proteico e ingredienti progettati per aumentare l’apporto di proteine senza compromettere consistenza, gusto o comportamento tecnologico del prodotto.
Il problema per l’industria non è quindi semplicemente aggiungere più proteine, ma farlo dentro prodotti sempre diversi e mantenendo caratteristiche sensoriali e funzionali adeguate. La classifica delle aziende più attive nei brevetti vede Nestlé con 58 domande, Cargill con 46 e Arla Foods con 28.
Innova: nel 2027 contano valore nutrizionale e proteine di precisione
Lo stesso passaggio emerge nei dieci trend individuati da Innova Market Insights per il 2027. Al primo posto compare il valore nutrizionale del prodotto, con proteine e fibre sempre più centrali. Secondo Innova, l’attenzione del consumatore si sta progressivamente spostando dalla semplice assenza di componenti indesiderati – prodotti sugar free, gluten free, lactose free — alla presenza di benefici nutrizionali e funzionali riconoscibili.
Subito dopo arrivano le cosiddette “proteine di precisione”, selezionate e formulate in funzione di esigenze specifiche: mantenimento della massa muscolare, mobilità, sazietà o altre necessità legate alle diverse fasi della vita.
Sazietà, metabolismo e longevità
Il quadro si allarga guardando agli altri trend individuati da Innova. Tra le direttrici indicate per il prossimo anno compaiono i benefici metabolici, con attenzione al controllo della glicemia, dell’appetito e della sazietà, anche in relazione alla crescente diffusione dei farmaci anti-obesità GLP-1.
Un altro fronte è quello della longevità, intesa soprattutto come mantenimento di forza, mobilità e capacità cognitive nel tempo. Nell’ultimo anno, secondo i dati riportati da Innova, i lanci di prodotti contenenti creatina sono aumentati del 106%, quelli con collagene del 38% e quelli con calcio del 36%. Sono mercati e ingredienti differenti, ma mostrano la stessa direzione: il consumatore viene sollecitato sempre più non soltanto a chiedersi che cosa un alimento non contiene, ma che cosa gli offre.
Al SIAL la parola più ricorrente è “proteine”
La stessa direzione emerge in questi giorni anche fra gli stand del SIAL di Parigi, in corso fino al 21 ottobre.
Dai commenti raccolti da InsiderDairy arriva un’impressione molto netta: nei padiglioni dedicati al food, e anche in quelli dedicati al formaggio e ai prodotti lattiero caseari, la parola che ricorre più spesso è “proteine”.
Se nelle scorse edizioni di SIAL e Anuga i formaggi si trovavano spesso a condividere spazio e attenzione con le alternative vegetali, oggi la pressione sembra arrivare soprattutto da un’altra direzione: prodotti trasformati e ultratrasformati, riformulati o addizionati per offrire un maggiore contenuto proteico. Bevande, snack, dessert, prodotti da forno, preparazioni pronte: le proteine entrano ormai in categorie che fino a pochi anni fa non avrebbero avuto nulla a che fare con il posizionamento high protein.
Il paradosso è evidente per il lattiero-caseario. Mentre cresce ovunque la ricerca di “proteine”, prodotti che ne sono naturalmente ricchi, in primo luogo i formaggi, rischiano quasi di venire fagocitati dal rumore generato dalla moltiplicazione di referenze costruite proprio attorno all’aggiunta della componente proteica. Non significa che questi prodotti siano equivalenti dal punto di vista nutrizionale né che il formaggio stia perdendo il proprio valore ma è evidente che la parola “proteine” sta diventando una categoria di marketing trasversale, capace di attraversare quasi tutto il food.
Per il lattiero-caseario, la partita non è conquistare oggi un mercato proteico che esiste già ma capire quanto valore della prossima generazione di prodotti high protein riuscirà a passare attraverso latte, siero, formaggi e burro.
