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Biologico: consumi in crescita e SAU oltre il 20%, in Italia. Gli effetti sul latte convenzionale

Il nuovo paper “L’agricoltura biologica”, diffuso del Centro Studi Divulga, fotografa un comparto in espansione per superfici e consumi, con margini di crescita sul fronte della domanda interna se rapportati alla media europea. In dieci anni, infatti, la spesa pro capite per prodotti bio in Italia è salita da 35,3 a 65,8 euro (+86,5%), ma resta sotto la media UE (87 euro): in vetta la Danimarca, con 362 euro, l’Austria, con 292, Lussemburgo 227,7, Svezia 219 e Francia 176. Il mercato domestico sfiora i 4 miliardi di euro, con il carrello guidato da ortofrutta e lattiero-caseari; in GDO il bio pesa attorno al 3,6% della spesa complessiva, con discount in accelerazione. Quanto ai canali, la distribuzione moderna copre circa 65% degli acquisti; restano rilevanti i negozi tradizionali per ortofrutta e dairy.

Nel 2024, l’Italia ha superato i 2,5 milioni di ettari bio (+2,4% annuo; +68,5% rispetto a dieci anni fa), pari al 20,2% della SAU nazionale. La ripartizione vede in cima i seminativi (40,3%), seguono prati/pascoli (31,4%), colture permanenti (22,7%); Mezzogiorno al 58% delle superfici complessive, seguito da Centro (23%) e Nord (19%). Gli operatori certificati toccano 97.160 (+62% sul 2015). A livello globale, il 2023 chiude con 99 milioni di ettari e 136,4 miliardi di euro di vendite: l’Italia è nel gruppo di testa per estensioni e densità bio in UE.

Latte e derivati: dove pesa il bio (e come si compra)

Nel carrello bio, latte e derivati valgono 22,2 euro ogni 100 euro di spesa, secondo il paper Divulga. Un dato vicino a quello dell’ortofrutta (frutta 24,2; verdura 18,6). In termini di canali, i lattiero-caseari bio sono tra le categorie che mantengono una buona resilienza nel tradizionale (negozi di prossimità/specialisti), pur con una crescita in GDO, dove il 2024 segna +2,9% in valore e +4,3% in volume per il bio complessivo. In particolare, i prodotti lattiero-caseari bio presidiano segmenti premium come lo yogurt, il latte fresco, le DOP.

L’effetto sul convenzionale

Nel 2025 la quota di latte biologico in UE è piccola ma non trascurabile: circa il 3,4% delle consegne a luglio; quattro Paesi (Germania, Francia, Austria, Danimarca) fanno quasi il 75% del latte bio europeo. L’Italia spicca sul lato prezzo: 74,5 centesimi per kg a luglio, tra i valori più alti in UE (media UE 61 c/kg). Questi due numeri bastano a spiegare perché variazioni anche modeste della domanda bio possano spostare litri di latte da e verso il convenzionale, alterandone la disponibilità. Per normativa, il latte bio può essere venduto come convenzionale (mai il contrario). Quando la domanda bio rallenta o i listini non coprono i costi, una parte del latte certificato viene declassata al convenzionale, aumentando l’offerta convenzionale e comprimendo i prezzi. L’esempio più chiaro arriva dalla Francia: il CNIEL ha stimato che nel 2022 i declassamenti abbiano sfiorato il 35% del latte bio raccolto, con ulteriori picchi nelle prime fasi del 2023 (in alcune aree si è parlato di quote ancora più alte). Nel 2024 la quota bio è scesa sotto il 5% della produzione totale, segno di una filiera in assestamento dopo gli eccessi di offerta.

In breve

Consumi: Italia 65,8 euro pro capite bio (media UE 87); mercato ~4 miliardi di euro; GDO ~65% degli acquisti; incidenza bio spesa GDO ~3,6%.

SAU: 2,5 milioni di ettari bio (20,2% della SAU), operatori 97 mila; Mezzogiorno al 58% delle superfici.

Dairy: nel carrello bio, latte e derivati pesano 22,2%; canali: GDO in crescita, tradizionale ancora rilevante per il fresco.