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Dopo Selex anche Esselunga: la Gd blocca gli aumenti di listino

Nel 2023 niente aumenti di listino. Almeno per il momento. Il primo a dirlo, qualche giorno fa, è stato Maniele Tasca, direttore generale di Selex, secondo player della distribuzione italiana che detiene il 14,7% del mercato, con una rete commerciale multinsegna (tra cui Famila, A&O, C+C) e multicanale di 3.206 punti di vendita: “I risultati del 2022 ci soddisfano ma siamo molto preoccupati dall’effetto che l’incremento dei prezzi sta determinando sui consumi in queste ultime settimane. Abbiamo esaurito la capacità del settore di assorbire gli aumenti dei costi di gestione e per limitare il rischio di ulteriore inflazione abbiamo chiesto ai fornitori di sospendere gli aumenti di listino per i prossimi mesi, in attesa si definisca meglio il contesto di riferimento del 2023“. Qualche giorno dopo, Esselunga ha affidato lo stesso messaggio ad una mail spedita ai propri fornitori, come ha riportato il sito Alimentando.info: “Da oltre un anno ci troviamo ad operare in un contesto economico fortemente condizionato dalla spinta inflattiva. Tale congiuntura, già di per sè complessa, è stata ulteriormente aggravata dalla forte crisi energetica. Nel mese di novembre l’Istat ha registrato un aumento dei prezzi al consumo dell’11,8% con un incremento del carrello della spesa del 12,8%”. Questo ha comportato una contrazione dei volumi delle vendite sia nel settore food sia in quello non food”.

Dopo l’analisi del mercato e sopratutto delle prospettive 2023, anno che si preannuncia molto difficile, la comunicazione: “Allo stato attuale non possiamo più accogliere ulteriori aumenti di listini, in quanto rischierebbero di ricadere sui consumatori”. E’ chiaro che la strategia non riguarda solo questi due player ma tutta la Gdo: i consumi stanno visibilmente rallentando mentre i prezzi necessariamente continuano a salire, spinti dagli aumenti che continuano a colpire in primis gli energetici. In questo quadro, i primi numeri relativi al Natale sono tutt’altro che incoraggianti. Senza dubbio eccomi e pranzi si faranno ma gli acquisti andranno tagliati per far quadrare i conti. E quindi, in queste settimane di rinnovi dei contratti lungo tutta la filiera (anche per il latte si sta giocando la partita di fine anno), la Gdo manda un segnale chiarissimo: di qui non si passa. Ovvero: sopra questi prezzi non possiamo salire. Anche perché quasi nessuno sarebbe più in grado di comprare. In Francia, dove il latte aumenta solo se la Gdo accoglie gli incrementi dei listini, si è fermi intorno ai 50 centesimi al litro. Cosa accadrà ora in Italia?