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Nuova Zelanda: l’export di Wmp registra i livelli più bassi dal 2018

Anche nel mese di giugno, continua il calo delle esportazioni della Nuova Zelanda, secondo l’analisi Assocaseari del report mensile Trade Data Monitor. Nel primo semestre del 2022 la Wmp, il prodotto di punta del Paese, dopo un 2021 eccezionale registra i livelli più bassi dal 2018. E anche il mese di giugno non fa eccezione, con un ulteriore calo del 33%. L’indebolimento della domanda cinese è la causa principale di queste ingenti perdite, in quanto i volumi che genera non possono in alcun modo essere compensati dall’aumento delle esportazioni verso le altre regioni dell’area, pur in crescita, come Indonesia +37%, Algeria +34% e Bangladesh +13%.

Le esportazioni di formaggio, invece, sono migliorate da maggio, ma i volumi restano comunque bassi e fanno segnare una perdita del 12% rispetto al primo semestre del 2021. Anche in questo caso, la Cina rimane il primo acquirente, con una quota di mercato pari al 26%. Le esportazioni di siero, sempre nel primo semestre, sono aumentate del 18% rispetto allo stesso periodo del 2021, sebbene si parli di volumi di prodotto molto bassi. In ogni caso, la Cina ha importato il 60% in più di prodotto rispetto al primo semestre del 2021. Dopo un ottimo mese di maggio, a giugno i volumi di butteroil esportati si sono stabilizzati. Cina, Filippine e Messico sono i primi tre acquirenti di questo prodotto.

Per quanto riguarda invece le importazioni, quelle di lattosio sono aumentate del 13% nel confronto fra genn-giu’22/genn-giu’21; gli Stati Uniti rimangono il principale fornitore, mentre il resto della merce, pari al 42%, è fornito dalla Ue. Sebbene l’import di formaggio in Nuova Zelanda non sia molto importante sul piano delle quantità, si segnala che il 40% della merce proviene dall’Australia, con una crescita del +56% genn-giu’22/genn-giu’21, mentre i volumi provenienti dagli Stati Uniti sono calati del 52% da inizio anno.

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