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Perché non c’è il nuovo prezzo del latte

Nonostante le grandi aspettative, nessun annuncio è arrivato dai big player del settore circa il prezzo del latte per il trimestre luglio-agosto-settembre. E, a meno di sorprese, non arriverà a breve. Ma qual è la ragione di questo silenzio? E’ presto detto: a luglio sono arrivati tutti con il fiato corto, anche cortissimo in qualche caso, e la casse leggere. Per contro, le aspettative del mondo agricolo sono davvero alte e il rischio è quello di una battaglia che, in questo momento, nessuno si può permettere. Mai la filiera si è ritrovata così vicina alla rottura: da un lato l’aumento dei costi alla stalla e in caseificio, dall’altro il consumatore con le tasche sempre più vuote. In mezzo il retail, che soffre ugualmente gli aumenti e vede i carrelli svuotarsi e le cifre sempre più in negativo.

D’altronde, Federdistribuzione lo ha messo nero su bianco: gli italiani hanno già tagliato la spesa dei prodotti alimentari di largo consumo del 3%, nel secondo trimestre dell’anno. “Proprio per questo continuiamo a cercare di contenere gli aumenti, non tutti i rialzi dei costi alla produzione sono stati trasferiti ai prezzi al consumo”, ha spiegato Carlo Alberto Buttarelli, direttore del Centro Studi Federdistribuzione. “Ma con una situazione così grave servono ulteriori interventi del governo. In particolare, una riduzione selettiva dell’Iva sui prodotti primari, per tutelare sia le famiglie che le filiere produttive e poi un taglio del cuneo fiscale, per mettere nelle tasche delle famiglie più risorse”. Il nodo, infatti, sta proprio qui: la capacità di spesa degli italiani si sta drammaticamente riducendo. Oggi sono stati diffusi i dati preliminari Istat relativi a giugno 2022, che mostrano un ulteriore incremento dell’inflazione, arrivata all’8%, e un’impennata dei prezzi del carrello della spesa, che crescono più dell’inflazione generale (+8,3%). Ed è chiaro a tutti che i dati sono sottostimati: un giro in qualsiasi supermercato lo dimostra chiaramente, così come le preoccupazioni che i consumatori affidano sempre di più ai canali social dei retailer. Un terzo degli italiani dichiara di non essere disposto a pagare di più per un prodotto alimentare di maggiore qualità, spiega Federalimentare, ma a questa quota si aggiunge un 29% che fa la stessa rinuncia a fronte di un aumento superiore al 5%, e più cresce l’inflazione e meno si fa attenzione al valore del prodotto. “C’è una forte preoccupazione sulla tenuta delle filiere”, osserva Buttarelli.

Sul cibo, insomma, i consumatori stanno tagliando tanto perché tra bollette e rincari i conti correnti si stanno velocemente esaurendo. La situazione è davvero esplosiva ed è sempre più necessario premere sul governo perché trovi il modo di ritoccare i salari. Gli unici, in questa drammatica situazione, a non aver registrato nessun incremento.

E qui si torna al prezzo del latte. Qual è, in definitiva, il prezzo giusto? Semplicemente, quello che il mercato può pagare. E sei i consumi si riducono e i prodotti più costosi restano sugli scaffali, è evidente che le cifre di cui si parla in queste settimane sono probabilmente troppo alte, anche se nascono da aumenti evidenti a tutti. Dall’altra parte delle Alpi, la cooperativa Sodiaal è uscita allo scoperto su questo tema. Spiegando agli allevatori che: “In mancanza di visibilità sulla capacità della cooperativa di trasferire l’inflazione ai propri clienti entro il 1° luglio, il consiglio di amministrazione di Sodiaal ha fissato per il 15 giugno un prezzo standard del latte (38/32) a 420 euro/1000 litri per i prossimi tre mesi (da luglio a settembre). “La continuità del prezzo dipenderà chiaramente dagli incrementi che avremo ottenuto”, ha spiegato il presidente della cooperativa, Damien Lacombe. E’ evidente che in Italia, per il momento, si lavorerà sulle cifre pattuite per i precedenti tre mesi dopo l’annuncio dei famosi 48 centesimi di Granarolo. In attesa che un miracolo rinfreschi l’aria, porti le piogge, raffreddi l’inflazione e faccia crescere i salari. O almeno qualcuna di queste cose.

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