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Cina, perché cala l’import dairy: l’analisi di Clal

Sono calate del 21,2% a volume, in aprile, le importazioni dalla Cina di prodotti lattiero caseari rispetto allo stesso mese 2021. Un rallentamento che, esteso nell’arco temporale del primo quadrimestre 2022, amplifica la portata e si traduce in una diminuzione degli acquisti dall’estero del -13,7% in volume rispetto allo stesso periodo del 2021, come evidenzia l’analisi di Clal.it.

In particolare, segnano il passo gli acquisti cinesi di Wmp (-8,6% in volume ad aprile), così come gli ordini di latte sfuso e confezionato (-32,8%), con una frenata dei volumi che penalizza sia l’Unione europea (-37,8%) sia la Nuova Zelanda (-16,8%) e l’Australia (-24,6%). Diminuiscono anche gli acquisti di Smp (-31,8%) e di Polvere di Siero (-30%).

Cina, le ragioni del calo secondo Clal.it: prezzi, aumento delle produzioni locali, politiche zero Covid

Quali siano stati i fattori che maggiormente hanno influito sulla riduzione dell’import da parte della Cina è forse intuibile, ma tutt’altro che semplice stabilirlo con esattezza, spiegano da Clal.it. Un primo fattore da valutare è l’aumento dei prezzi all’import (+29,6% in aprile 2022 rispetto ad aprile 2021). Un indizio: in aprile 2022 la Cina ha incrementato le importazioni di burro dalla Nuova Zelanda (+30,4%), che rappresenta l’86% del market share, tagliando sensibilmente gli acquisti dall’Unione europea (-46,7%). La ragione potrebbe essere ricondotta almeno in parte al fattore prezzo, tenuto conto che le quotazioni del burro in Oceania si aggirano intorno a 5.982 euro/ton contro i 6.970 euro/ton dei prezzi medi dell’Unione europea, un migliaio di dollari in meno alla tonnellata.

Un secondo fattore da valutare è l’aumento delle produzioni di latte in Cina negli ultimi anni, incentivato probabilmente anche dai maggiori prezzi dei prodotti lattiero caseari di importazione. Nel 2021, secondo i dati pubblicati dall’istituto statistico Cinese NBS (National Bureau of Statistics of China), la Cina ha prodotto il 15% di latte in più rispetto al 2019, pari ad un incremento della disponibilità interna di quasi 5 milioni di tonnellate di latte in due anni. Potrebbe essere anche questa, dunque, una delle cause del rallentamento della domanda degli ultimi mesi, scrive Clal.it.

Un terzo fattore è la politica cinese ‘zero-Covid‘, che sta riducendo i consumi nel food service come conseguenza del lockdown. Un’altra interpretazione è legata agli ingenti volumi importati nel primo quadrimestre 2021, riferimento del nostro confronto, dopo un 2020 fortemente segnato dal Covid-19 e da importazioni a singhiozzo. Fra gennaio e aprile 2021, infatti, l’import dairy cinese è cresciuto del 31,4% rispetto allo stesso periodo 2020. La diminuzione degli acquisti esteri da parte della Cina fra Gennaio e Aprile 2022 del -13,7%, in quest’ottica, non sarebbe da leggere in maniera eccessivamente drammatica. L’anomalia, piuttosto, è rappresentata dal boom degli acquisti nel 2021. Ma saranno decisivi i prossimi mesi, ovviamente, per chiarire meglio il quadro generale.

I formaggi italiani Italia crescono del 17,8%

Notizie positive per il nostro Paese. L’Italia, seppur con volumi complessivamente inferiori rispetto al periodo gennaio-aprile 2021 (-37,5%), ha registrato un incremento del 17,8% delle vendite di formaggio nei primi quattro mesi 2022.

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