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Caso Report: cosa sta succedendo nel Consorzio del Parmigiano?

Il cda del Consorzio del Parmigiano, chiamato ad esaminare il caso Bertinelli dopo la puntata di Report del 3 gennaio, si sta svolgendo in queste ore. Sul tavolo la questione messa in evidenza dal programma di Rai 3: la produzione di una piccola quota di formaggio ‘similare’, il Senza a caglio vegetale, da parte dell’azienda agricola del presidente Nicola Bertinelli. La palla infatti è tornata al cda dopo che i sindaci revisori, cui era stato chiesto di condurre un’inchiesta sull’affaire Bertinelli, hanno rifiutato l’incarico, poiché, a loro avviso, non titolati a dirimere la questione.

Sul piatto però non c’è solo la questione relativa al presidente Bertinelli. In questi giorni, infatti, è circolato un elenco che indica come ben 13 consiglieri di amministrazione su 28, si troverebbero nelle medesime condizioni del presidente, poiché producono formaggi cosiddetti similari. Ce n’è per tutti gusti: dal Senza di Bertinelli al Verdiano con caglio vegetale; dalle forme bianche per la gestione del superamento doppia cotta in caseificio a quelle analoghe prodotte con caglio animale. In realtà l’elenco mescola un po’ di tutto, dai formaggi a pasta dura ad altri prodotti che nulla c’entrano con la tipologia cui appartiene il Parmigiano Reggiano ma ciò che sicuramente evidenzia è che la prassi di aggiungere produzioni ‘bianche’ è diffusa anche in casa Parmigiano. La questione andrebbe analizzata ad ampio raggio: se così tanti consiglieri producono anche formaggi ‘similari’, non è evidentemente una necessità legata al mercato e al business? Senza dubbio però lo statuto parla chiaro: “È causa di ineleggibilità e di incompatibilità con la carica di Consigliere e ne determina la decadenza se eletto lo svolgimento da parte del candidato (sia in Italia che all’estero, sia personalmente che a mezzo di aziende riconducibili al candidato stesso) dell’attività di produzione di formaggi appartenenti alla stessa tipologia merceologica del Parmigiano-Reggiano e con questo comparabili e/o concorrenti”. Non sarà facile dirimere la questione e decidere fra una presidenza che ha raccolto così tanti successi, basta guardare le quotazioni di latte e Parmigiano, e l’adesione formale allo statuto che il Consorzio si è dato. La speranza è che si trovi un modo di non buttare, come si suol dire, “il bambino con l’acqua sporca”. Ribadendo anche un concetto assai importante: nessun reato o frode sono stati commessi ai danni del Parmigiano Reggiano e del suo Consorzio. Ciò di cui si discute è la violazione di norme dello statuto che l’organo si è dato.

Il rifiuto dei sindaci ha poi posto anche un problema metodologico: può un cda con consiglieri che producono ‘similari’ giudicare la questione dei similari? Le acque sono molto agitate perché c’è chi è fortemente critico sulla vicenda, come il consiglieri Paolo Benedusi che ha affidato ad una lettera le sue considerazioni.

La lettera di Paolo Benedusi della Latteria agricola di Quistello

A far discutere c’è anche la lettera di Paolo Benedusi, consigliere del Parmigiano Reggiano e presidente della Latteria Agricola di Quistello, inviata al collegio sindacale e al comitato esecutivo del consorzio. “Esaminato il Senza del negozio di Bertinelli di Parma”, scrive Benedusi nella sua lettera, “si evince che effettivamente si tratta di un formaggio a pasta data con stagionatura superiore ai 12 mesi rispetto alla data della sua produzione e che con ogni evidenza è stato realizzato dalla stessa mentre il presidente Bertinelli era già amministratore e legale rappresentante di questo consorzio”. La richiesta del consigliere è che gli organi preposti chiariscono se il comportamento di Bertinelli sia conforme alla normativa, allo statuto e al codice etico del consorzio. Ma quella di Benedusi non è l’unica comunicazione che è girata. Nelle caselle e-mail dei consiglieri di amministrazione del consorzio è arrivata anche una missiva di Giuseppe Bertani, del caseificio Villa Aiola, che in una mail inviata ai consiglieri di amministrazione del Consorzio, pur valutando Bertinelli come il miglior presidente degli ultimi anni, afferma che “anche a lui e a tutti i consiglieri, è richiesto il rispetto delle regole“. E per questo chiede la convocazione “di un’assemblea per coinvolgere tutti i soci su un problema reale che interessa tutti, e conoscere così la loro opinione in merito, per trovare una situazione condivisa”. Bertani entra anche nel merito della vicenda, individuando alcuni punti critici delle norme consortili: “E’ innegabile che l’alto costo della contribuzione aggiuntiva, con una minima riassegnazione, e l’eccessivo prezzo delle quote di produzione, sono l’abbinamento letale che porta alla produzione crescente del “bianco”. Forme identiche per dimensione, lavorazione e stagionatura del nostro Parmigiano Reggiano, vendute a un prezzo inferiore, prodotte solo per aggirare un Piano produttivo inadeguato, sono la logica conseguenza di scelte errate che sottraggono risorse al comparto”. Molti consiglieri, insomma, sembrano orientati ad affermare che non si possa chiudere un occhio su quanto accaduto, anche se sono incolti a produrre altri formaggi bianchi.

Parmigiano: i commenti degli allevatori in rete

La questione ovviamente sta facendo discutere anche il mondo allevatoriale. Che sembra però mettere in cima a tutto i risultati ottenuti da Bertinelli per il settore. “I capponi di Renzo, almeno, andavano incontro a una brutta fine. Al contrario gli allevatori che si stanno tagliando i maroni per far dispetto alla moglie, sotto la presidenza Bertinelli realizzano dal proprio latte circa il doppio del resto del mondo. Lo scoop, tenuto in caldo un paio d’anni, pare sia parte della vendetta di quelli che facevano i puntini su due forme con una fascera e di un organizzazione cooperativa che ha visto sfumare la presidenza lo scorso anno”, scrive un allevatore. Cui fa eco un collega: “Stiamo parlando di un soggetto che produce un quantitativo ridicolo che non so come possa creare danno al parmigiano. Anzi, fa un formaggio con un componente, caglio vegetale, che non si può usare per fare parmigiano. E qui mi fermo perché io sono sempre convinto che i panni sporchi si lavano in famiglia”.

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