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I “superflui” di Natale: il j’accuse di Fipe-Confcommercio

Abbiamo scritto della sonora farsa del cosiddetto DL Natale a “sostegno” della ristorazione. Ora giunge anche la denuncia della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, l’associazione leader di settore nel quale operano più di 300mila aziende, che fa i conti e tira una riga. Fipe-Confcommercio traccia un bilancio innanzitutto di quel che non è stato fatto, ma soprattutto chiarendo che tra le attività commerciali non esistono “superflui”.

I “dimenticati” del DL Natale

I conti di Fipe-Confcommercio parlano di oltre 33 miliardi di euro persi su 86 complessivi, per un -38,38%
I conti di Fipe-Confcommercio parlano di oltre 33 miliardi di euro persi su 86 complessivi, per un -38,38%

Siamo alla vigilia delle Festività più tristi della storia moderna, durante le quali i pubblici esercizi italiani – bar, ristoranti, pizzerie, pub discoteche, attività di catering – sono chiamati a raccogliere i cocci di attività disastrate, abbandonati al loro destino da un governo insensibile agli appelli e alle richieste della categoria”, spiega in una nota ufficiale Fipe-Confcommercio.

“Le nuove limitazioni, infatti, incideranno pesantemente sui nostri già disastrati fatturati: abbiamo già perso oltre 33 miliardi su 86 complessivi (-38,38%) e gli annunciati ristori, in media 3mila euro ad azienda, risultano inadeguati e insufficienti a compensare singolarmente i danni”.

Col risultato di disperdere imprese, posti di lavoro e professionalità, fondamentali per due filiere strategiche per il Paese: agroalimentare e turismo. Con l’aggravante che, questa volta, ci si è dimenticato delle aziende di intrattenimento, in particolare le discoteche, chiuse da febbraio ed escluse da qualsiasi ristoro, anche parziale”.

“Tutte le imprese sono essenziali”: Fipe-Confcommercio non ci sta

Chiara la posizione delle attività della ristorazione, come viene ribadito in maniera diretta: 

I pubblici esercizi italiani vogliono poter continuare a lavorare non per mettere a rischio i cittadini, ma per mettere in sicurezza un patrimonio imprenditoriale e sociale che contribuisce al futuro del Paese e non accettano la fastidiosa distinzione tra attività economiche essenziali e non essenziali, che finisce per oscurare la realtà”.

Denuncia Fipe-Confcommercio: il nuovo DL Natale ha dimenticato le aziende di intrattenimento, in particolare le discoteche
Denuncia Fipe-Confcommercio: il nuovo DL Natale ha dimenticato le aziende di intrattenimento, in particolare le discoteche

A ciò è aggiunto un importante nota bene che suona come un vero manifesto di buon senso:

Tutte le imprese sono essenziali quando producono reddito, occupazione e servizi e tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati”.

Comportamenti responsabili e “modello tedesco”

Tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati, sottolinea Fipe-Confcommercio
Tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati, sottolinea Fipe-Confcommercio

Una precisazione cui segue un j’accuse finale che non si perde in troppi giri di parole, puntando il dito contro un governo che in questo 2020 è risultato assolutamente incapace di attuare politiche efficaci:

“Questi provvedimenti offendono i 300mila pubblici esercizi italiani, chiusi da una politica che ha perso credibilità e capacità di funzionamento, perché evidentemente considerati attività insicure ed irresponsabili, nonostante su 6,5 milioni di controlli effettuati sulle attività commerciali, ristorazione compresa, solo lo 0,18% ha subito una sanzione, secondo i dati del Ministero degli Interni”.

Se il riferimento deve essere il modello tedesco più volte invocato per giustificare le misure restrittive”, chiosa la nota Fipe-Confcommercio. “I ristori allora ad esso dovrebbero essere ispirati: indennizzo al 75% dei fatturati calcolato sui mesi di novembre e dicembre, riduzione dell’IVA al 5%, tutela degli sfratti, ad esempio”. Più chiaro di così il mondo Horeca italiano non avrebbe potuto essere.

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