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Il governo chiude i ristoranti in Italia. E prepara un bollino per quelli esteri che vendono Dop e Igp

Che si tratti di un prodotto, di un locale o di una iniziativa, scegliere il nome giusto è sempre un passaggio fondamentale. Nel corso di questo travagliato 2020 tanti sono stati i provvedimenti normativi del governo chiamati in modi quasi beffardi o inutilmente roboanti, dal ‘Rilancio Italia’ ai vari ‘Ristori’. Ma l’ultimo, in ordine di tempo, è forse il peggiore: ‘Ristorante Italiano’. Un nome che suona davvero beffardo nel momento in cui i locali vengono chiusi, dopo averne promesso l’apertura durante le feste, e i ristori appaiono come un misero miraggio.

Ma non è solo un problema di nome

Ristorante italiano è una delle ultime novità della legge di bilancio in materia agricola, per ‘valorizzare l’agroalimentare italiano e combattere l’Italia sounding’. Abbozzata ancora in modo un po’ fumoso, l’iniziativa del governo prevede l’introduzione della nozione ‘ristorante italiano’ per identificare i locali, all’estero, dove vengono serviti alimenti e bevande made in Italy, in particolare Dop e Igp. Le disposizione attuative arriveranno con decreto del ministero dello sviluppo nei prossimi mesi, ma è già nota la dotazione finanziaria: 1 milione di euro per anno, fino al 2023. A prima vista si tratta dell’ennesimo tentativo di controllare, distinguere, fare i vigili del mondo a beneficio di alcuni anziché promuovere l’export delle aziende italiane. La fortuna sembra essere la scarsa dotazione finanziaria, che dovrebbe relegarla fra i provvedimenti buoni per qualche post sui social e per far contento qualche ‘amico’. Per la promozione dell’agroalimentare sui mercati esteri di tutto lo sterminato patrimonio italiano, restiamo ancora in attesa.

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