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Stabile l’export di formaggio Ue, a febbraio. Rallenta ancora il burro

Le esportazioni comunitarie di prodotti lattiero-caseari hanno registrato un modesto calo a febbraio, secondo il report Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari. L’anno bisestile 2024 ha avuto un impatto marginale sulla tendenza. Mentre l’export di formaggio Ue è rimasto stabile, tutte le altre principali categorie di prodotti sono diminuite, soprattutto a causa della domanda inferiore da parte dell’Algeria e di altri Paesi MENA.

Formaggio Ue: bene i paesi Mena, in calo il Cile

I flussi di formaggio Ue hanno mostrato andamenti differenti in base alla destinazione: in aumento verso i Paesi dell’area MENA, le Corea del Sud e gli Stati Uniti, in calo verso il Cile, la Cina e il Sud-est asiatico. La crescita del formaggio Ue da inizio anno è stata trainata principalmente dal Regno Unito, dalla Corea del Sud, dai Paesi MENA e, in misura minore, dall’Ucraina. Le spedizioni di siero si sono indebolite a febbraio rispetto ai buoni risultati dello stesso mese 2024, con volumi ridotti diretti nel Sud-est asiatico, in Cina e nei Paesi MENA, tuttavia compensati dall’aumento dei quantitativi diretti in Nigeria, in India e in Giappone.

Le esportazioni di latte scremato in polvere (SMP), dopo tre mesi di crescita, sono diminuite a febbraio. Sebbene le principali destinazioni abbiano richiesto più prodotto, il forte calo della domanda dall’Algeria ha pesato notevolmente. I dati da inizio anno segnano un buon trend verso il Sud-est asiatico, la Nigeria e i mercati inferiori, che ha mitigato il calo nella regione MENA. I flussi di latte intero in polvere (WMP) hanno continuato la contrazione iniziata nel marzo 2024. L’export di burro continua a rallentare. I buoni volumi destinati al Regno Unito e al Sud-est asiatico non sono riusciti a compensare le perdite nei Paesi MENA. L’impennata delle esportazioni di burro irlandese di alta qualità verso gli Stati Uniti si è conclusa a gennaio e a febbraio ha registrato un calo. Nonostante l’aumento dell’offerta dalla Nuova Zelanda, le importazioni di formaggio sono diminuite a gennaio e a febbraio, principalmente a causa della riduzione dei volumi provenienti dal Regno Unito. Anche l’import di burro britannico è diminuito nel primo bimestre, tuttavia è stato compensato da quello neozelandese (29% del fabbisogno di import UE), Svizzera, Norvegia e Ucraina.