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Prezzi del latte verso la stabilità? I segnali dal mercato Ue

Dopo mesi di volatilità, i prezzi del latte Ue sembrano avvicinarsi a una fase di stabilizzazione. È questa l’indicazione che emerge dall’ultimo outlook della Commissione Ue, in un contesto di mercato ancora debole sul lato della domanda e con un’offerta che continua a crescere.

Nel breve termine, il quadro resta infatti contrastato. A livello europeo, i prezzi del latte sono in flessione e la domanda appare fiacca, mentre la produzione continua a espandersi, anche se a ritmi contenuti. Un equilibrio fragile, in cui la stabilizzazione attesa nei prossimi mesi dovrà fare i conti con fondamentali ancora poco dinamici.

Dal ciclo delle commodity i primi segnali di tenuta

Secondo la Commissione, la discesa dei prezzi del latte – iniziata nell’autunno 2025 – potrebbe rallentare grazie alla stabilizzazione delle principali commodity lattiero-casearie.

Ed è proprio qui che si leggono i primi segnali di fase. Il mercato del burro, ad esempio, mostra un indebolimento diffuso: a Kempten il prezzo minimo è sceso a 3,95 euro/kg, mentre Olanda e Francia hanno registrato flessioni analoghe, portando la media europea intorno a 4,07 euro/kg. Anche a Milano il burro di centrifuga ha perso 0,10 euro, scendendo a 4,13 euro/kg.

Una dinamica coerente con un mercato della crema cedente, caratterizzato da domanda debole e buona disponibilità di prodotto. In Italia la richiesta resta discreta per la crema nazionale di qualità, ma si muove su livelli inferiori ai bollettini ufficiali.

Polveri e siero: segnali più articolati

Più articolata la situazione sul fronte delle polveri. Il latte scremato in polvere per uso alimentare mostra segnali di recupero in Germania e Olanda, mentre in Francia si registra una flessione. Il prodotto destinato all’alimentazione animale cresce in Germania e resta stabile in Olanda. Il latte intero in polvere, invece, rimane sostanzialmente fermo nei principali mercati del Nord Europa, con un unico segnale positivo in Francia.

Anche il siero segue una dinamica differenziata: in Germania i prezzi sono in aumento, mentre negli altri Paesi prevale la stabilità. In Italia, le quotazioni risultano invariate sia per il prodotto industriale sia per quello zootecnico.

Formaggi: consumi tengono, prezzi in lieve flessione

Sul fronte dei formaggi, il quadro è più stabile. I consumi si mantengono, ma i prezzi delle principali commodity europee continuano a mostrare una leggera flessione. In Italia, invece, emergono segnali più dinamici su alcune Dop. Le quotazioni del Parmigiano Reggiano sono aumentate nelle principali piazze della scorsa settimana e hanno registrato ulteriori rialzi a Milano, mentre il Mascarpone ha mostrato una flessione.

Italia: una settimana a due velocità

Il mercato nazionale riflette questa fase di transizione. La settimana si è aperta con segnali positivi, ma ha cambiato tono nella seconda parte, pur mantenendo un livello complessivo dei prezzi in leggero aumento. Nel Nord Italia, la raccolta di latte è stabile, mentre si osserva una progressiva riduzione dei titoli, in particolare della materia grassa. Un elemento da monitorare, perché incide direttamente sulle rese industriali e sul valore delle trasformazioni.

Produzione in crescita, ma senza slancio

Nel medio periodo, l’outlook europeo indica una crescita molto contenuta della produzione di latte nel 2026, pari a circa lo 0,2%. Un dato che segue un 2025 particolarmente favorevole, sostenuto da condizioni climatiche positive, buona disponibilità di foraggi e prezzi elevati alla stalla. Il 2026 appare invece come un anno di assestamento, con una seconda parte attesa in rallentamento e una domanda interna che resta il principale fattore di sostegno.

Il punto: stabilizzazione sì, ma su basi deboli

Il quadro che emerge è quello di un mercato che si sta avvicinando a una fase di equilibrio, ma senza segnali di vera ripresa. La stabilizzazione dei prezzi del latte, se confermata, sarà il risultato di una combinazione delicata tra offerta in crescita contenuta e domanda ancora poco dinamica.

Per la filiera, il messaggio è chiaro: il ciclo sta cambiando fase, ma resta fragile. E in un contesto in cui anche piccoli squilibri possono amplificarsi rapidamente, la capacità di leggere questi segnali nel breve periodo diventa decisiva per le strategie dei prossimi mesi.