Parmigiano Reggiano, al Sial rimossi dagli stand sei prodotti non conformi
Due formaggi con nomi evocativi e quattro prodotti trasformati che utilizzavano il termine “Parmesan” senza contenere Parmigiano Reggiano: sono le irregolarità individuate dal Consorzio di tutela durante il SIAL di Parigi. Dopo la segnalazione, le autorità francesi hanno disposto la rimozione dall’esposizione dei sei prodotti non conformi. Altri due trasformati inizialmente sottoposti a verifica sono invece risultati regolari. Secondo il Consorzio, fuori dall’Unione europea il giro d’affari del falso Parmigiano Reggiano supera i 2 miliardi di euro.
Sei prodotti rimossi dagli stand di Sial 2026, fra le più importanti fiere alimentari internazionali, dopo l’intervento del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che aveva individuato otto casi da sottoporre a controllo. Due riguardavano formaggi commercializzati con nomi ritenuti evocativi della Dop. Altri sei erano invece prodotti trasformati che riportavano “Parmesan” nell’elenco degli ingredienti. Per quattro di questi ultimi l’utilizzo è risultato illecito; gli altri due, dopo le verifiche, sono risultati effettivamente prodotti utilizzando Parmigiano Reggiano. Le non conformità accertate erano quindi complessivamente sei: due formaggi evocativi e quattro prodotti trasformati.
“Parmesan” non è un nome generico
Il punto giuridico è stato chiarito da tempo nell’Unione europea. Con una sentenza del 2008, la Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il termine “Parmesan” costituisce un’evocazione della denominazione Parmigiano Reggiano e non può quindi essere utilizzato per indicare un formaggio che non rispetti il disciplinare della Dop. Una tutela che vale anche quando il termine compare come ingrediente di un prodotto trasformato: se sulla confezione viene dichiarato Parmesan, l’ingrediente deve essere realmente Parmigiano Reggiano. Dopo la segnalazione del Consorzio, le autorità francesi sono intervenute durante la manifestazione, disponendo la rimozione dall’esposizione dei prodotti non conformi.
Fuori dall’Ue il falso vale oltre 2 miliardi, secondo il Consorzio
Il controllo in fiera riporta al centro un problema molto più ampio. Il Consorzio stima che il giro d’affari generato fuori dall’Unione europea dai prodotti che imitano o evocano impropriamente Parmigiano Reggiano superi 2 miliardi di euro, per circa 200mila tonnellate di prodotto. In volume significherebbe quasi tre volte l’attuale quantità di Parmigiano Reggiano autentico esportata. Dentro l’Unione europea la protezione delle Dop offre strumenti relativamente forti per intervenire contro evocazioni e usi impropri. Fuori dai confini comunitari, invece, il quadro dipende dagli accordi commerciali e dalle normative dei singoli mercati. Le fiere internazionali diventano così anche uno dei luoghi nei quali verificare concretamente come denominazioni italiane conosciute in tutto il mondo vengano utilizzate nell’offerta commerciale.
