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Nuova Zelanda, export dairy in crescita ad aprile grazie a polveri e burro

Export lattiero-caseario della Nuova Zelanda in aumento per il secondo mese consecutivo ad aprile, sostenute soprattutto dalla ripresa della domanda di latte in polvere. Secondo il report Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari, il recupero ha riguardato in particolare WMP e SMP, con una spinta arrivata da Cina, Sud-est asiatico e Algeria. Il quadro resta però differenziato: burro e crema continuano a mostrare segnali positivi, mentre formaggi, infant formula, latte e caseine restano sotto i livelli dell’anno precedente.

Ad aprile l’export neozelandese di WMP ha raggiunto 144.428 tonnellate, in aumento del 34% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato dei primi quattro mesi il volume sale a 584.499 tonnellate, con una crescita del 16%. È il terzo mese consecutivo di aumento per la polvere intera, categoria centrale per la Nuova Zelanda e fortemente legata all’andamento della domanda asiatica.

La Cina ha rappresentato il principale motore della crescita, sia nel mese sia nel cumulato stagionale, assorbendo circa un terzo delle esportazioni neozelandesi di WMP. Il mercato cinese ha così compensato i cali registrati in altre destinazioni, tra cui Indonesia, Thailandia, Bangladesh e Algeria. Il dato conferma quanto la domanda cinese resti decisiva per l’equilibrio delle polveri neozelandesi, anche in una fase in cui il mercato non riparte in modo uniforme.

SMP in recupero dopo mesi di cali

Anche la SMP ha registrato un recupero. Le esportazioni di latte in polvere scremato sono arrivate ad aprile a 45.438 tonnellate, in crescita del 34% su base annua. Nel cumulato gennaio-aprile il volume raggiunge 182.849 tonnellate, con un aumento del 3%. Il dato mensile è rilevante perché arriva dopo una lunga fase negativa: i flussi di SMP erano diminuiti in modo continuativo da maggio 2025 e sono tornati a crescere solo negli ultimi due mesi.

Ad aprile la spinta è arrivata soprattutto dal Sud-est asiatico, in particolare Filippine e Thailandia, e in misura minore dalla Cina. Da inizio anno, la minore domanda cinese è stata compensata da spedizioni più consistenti verso i mercati del Sud-est asiatico. È un equilibrio diverso da quello della WMP: meno dipendente da un’unica destinazione, ma comunque legato alla capacità della Nuova Zelanda di presidiare i mercati asiatici.

Burro positivo, butteroil stabile

Il burro conferma una tendenza favorevole. Le esportazioni di aprile hanno raggiunto 25.343 tonnellate, in aumento del 28% rispetto all’anno precedente. Nei primi quattro mesi il volume si attesta a 108.168 tonnellate, con una crescita del 6%. Il prodotto è aumentato in nove degli ultimi dieci mesi, sostenuto da maggiori spedizioni verso Cina e Australia.

Da inizio anno, la crescita del burro è stata trainata soprattutto dall’Unione europea, con circa 6mila tonnellate aggiuntive, e in misura minore dal Sud-est asiatico. I flussi verso l’area MENA, Medio Oriente e Nord Africa, sono invece diminuiti, mentre incrementi più contenuti sono stati registrati anche in Cina e Australia.

Il butteroil è rimasto sostanzialmente stabile ad aprile, con 17.862 tonnellate esportate e una variazione nulla rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato gennaio-aprile il volume sale a 68.075 tonnellate, con un aumento del 3%. Le minori spedizioni verso Unione europea e Messico sono state compensate da maggiori volumi diretti in Cina, che nel 2026 si conferma il principale motore della crescita per questa categoria. Al contrario, la domanda da Unione europea e Regno Unito si è ridotta in modo marcato.

Formaggi ancora sotto pressione

Il formaggio resta il punto meno brillante del quadro neozelandese. Le esportazioni di aprile si sono fermate a 38.082 tonnellate, in calo dell’1% su base annua. Nei primi quattro mesi il volume è pari a 149.869 tonnellate, con una flessione del 3%. Il confronto resta condizionato dai livelli particolarmente elevati registrati nel 2025, ma la performance conferma una dinamica meno favorevole rispetto a polveri e grassi.

Nonostante la domanda cinese sia risultata sostenuta, le minori spedizioni verso Corea del Sud, Australia e Giappone hanno continuato a pesare sul risultato complessivo. Anche l’export verso l’Unione europea ha continuato a crescere ad aprile e nel primo quadrimestre, ma con due eccezioni: butteroil e formaggi, entrambi sotto i livelli dell’anno precedente.

Import in crescita per lattosio e formaggi

Sul fronte delle importazioni, i volumi restano più contenuti ma mostrano alcuni movimenti significativi. Le importazioni neozelandesi di lattosio sono aumentate del 29% ad aprile, a 8.890 tonnellate, e del 5% nel cumulato gennaio-aprile, a 36.208 tonnellate. Gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria posizione di fornitore dominante, arrivando a coprire il 72% dell’import neozelandese e guadagnando quote a scapito dell’Unione europea.

Sono cresciute anche le importazioni di formaggio, pari ad aprile a 1.647 tonnellate, in aumento del 180% rispetto allo stesso mese del 2025. Nel cumulato dei primi quattro mesi il volume arriva a 5.069 tonnellate, con un incremento del 68%. Anche in questo caso gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo centrale, coprendo il 55% del fabbisogno importativo della Nuova Zelanda.

Nel complesso, aprile conferma un rafforzamento dell’export dairy neozelandese, ma non omogeneo. Le polveri tornano a crescere, il burro mantiene una traiettoria positiva e la Cina torna a pesare in modo decisivo su più categorie. I formaggi, invece, restano sotto i livelli del 2025. Per il mercato globale, il dato neozelandese segnala una domanda più attiva su alcune destinazioni e prodotti, ma ancora selettiva nella composizione e nella geografia degli scambi.