Müller, il boicottaggio torna sui social. Ma Theo Müller rilancia: sarà un ottimo 2026
Le nuove dichiarazioni politiche dell’imprenditore Theo Müller hanno riacceso in Germania e anche in Italia gli inviti a non acquistare i prodotti del gruppo. Nel frattempo, Müller ha chiuso il 2025 con 10,3 miliardi di euro di fatturato e Theo Müller ha dichiarato di aspettarsi un 2026 ancora migliore. Intanto prosegue la campagna di Campact, che ha portato il confronto anche in tribunale.
Il boicottaggio dei prodotti Müller è tornato a circolare con forza sui social dopo le nuove dichiarazioni di Theo Müller (foto) sull’AfD. Il tema non è nuovo: i rapporti dell’imprenditore con la leader del partito Alice Weidel sono noti dal 2023. A riportarlo in primo piano è stato però il risultato delle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt, dove l’AfD ha ottenuto il 43,8% dei secondi voti, diventando nettamente il primo partito.
Dopo il voto, Müller rilancia
In un’intervista a Welt am Sonntag, Theo Müller ha commentato il risultato elettorale e rilanciato l’ipotesi di una collaborazione tra CDU e AfD. Le sue parole hanno immediatamente riacceso le proteste e gli appelli a non acquistare i prodotti del gruppo, che in Germania comprende marchi come Müllermilch, Weihenstephan e Landliebe.
La vicinanza fra Müller e Weidel è da tempo al centro dell’attenzione pubblica. Müller ha sempre negato di aver finanziato l’AfD: già nel 2023 aveva dichiarato di non avere effettuato donazioni al partito né personalmente né attraverso l’azienda.
Il boicottaggio è visibile, l’impatto economico ancora no
Per ora, però, non ci sono dati pubblici che consentano di collegare la mobilitazione a un calo delle vendite del gruppo. Müller ha chiuso il 2025 con 10,3 miliardi di euro di fatturato, circa 800 milioni in più rispetto al 2024. Theo Müller ha definito il 2025 il miglior anno nella storia dell’azienda e ha dichiarato di aspettarsi risultati ancora migliori nel 2026.
Va letto con cautela anche il 42% tornato a circolare in questi giorni. Il dato non indica una diminuzione delle vendite Müller: deriva da un sondaggio Civey realizzato nel 2023 per Handelsblatt, dopo che erano diventati pubblici gli incontri tra Theo Müller e Alice Weidel.
Il 42% degli intervistati dichiarava che quei rapporti avrebbero avuto un effetto negativo sulla propria decisione d’acquisto. Il 40% affermava che non avrebbero avuto alcun effetto, mentre il 13% dichiarava addirittura che avrebbe acquistato di più. Si tratta quindi di intenzioni dichiarate dai consumatori, non di dati di sell-out né della misurazione di un calo effettivo degli acquisti.
Campact: oltre due milioni di sticker e il confronto in tribunale
La mobilitazione, comunque, è tutt’altro che virtuale. A organizzarne una parte rilevante è Campact, organizzazione tedesca di campagne civiche, che dal 2025 conduce una campagna sulla vicinanza di Theo Müller all’AfD. Secondo i dati diffusi dalla stessa organizzazione, sono stati inviati oltre 2,2 milioni di sticker a più di 100 mila famiglie, ai quali si sono aggiunti manifesti, proiezioni sugli edifici e iniziative davanti ai supermercati.
Il confronto è arrivato anche davanti ai giudici. Müller aveva chiesto al Tribunale di Amburgo di impedire a Campact di utilizzare la frase «Theo Müller sostiene l’AfD», sostenendo che potesse essere interpretata anche come riferimento a un sostegno economico o materiale. Il tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo la formulazione una manifestazione di opinione ammissibile sostenuta da elementi fattuali. La decisione riguarda dunque quella specifica affermazione e non accerta l’esistenza di finanziamenti all’AfD, che Müller continua a negare.
Il caso Müller pone così una questione che va oltre la polemica politica e riguarda direttamente anche il largo consumo: quanto riesce davvero il comportamento pubblico di un imprenditore a trasferirsi dalle intenzioni dichiarate dei consumatori alle scelte davanti allo scaffale?
