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Lattiero caseario, non si ferma la corsa mondiale dei prezzi

L’indice FAO dei prezzi alimentari è tornato a salire ad aprile, segnando un +1% rispetto al mese di marzo e un +7,6% su base annua. Ad incidere maggiormente su questo rialzo sono i prodotti lattiero-caseari, come ormai da diversi mesi, e la carne.

Crescono burro e formaggi

L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha segnato 152,1 punti, in crescita del 2,4% rispetto a marzo e di ben 22,9% nel confronto con aprile 2024. Nuovo massimo storico per il burro, che ha registrato un incremento mensile del 2,9%. Alla base di questo record ci sono la forte domanda europea di grassi del latte e le scorte limitate, nonostante l’aumento stagionale della produzione. Anche i prezzi del latte in polvere, scremato e intero (SMP e WMP), sono aumentati rispettivamente dell’1,6% e del 2,9%, con un interesse in calo per l’export europeo, penalizzato da un euro forte, e un conseguente spostamento verso l’Oceania, dove la produzione oggi è in flessione. Il formaggio, infine, ha visto i prezzi salire del 2,3%, dopo il calo di marzo, sostenuti da una domanda internazionale vivace e una ridotta disponibilità nel mercato oceanico. Si tratta di un dato che ben fotografa anche la situazione italiana, a cominciare dalle quotazioni delle due grandi Dop, grana padano e parmigiano, che si riflettono sull’intera filiera lattiero casearia e sul prezzo del latte.

Prezzi dei cereali in crescita

L’indice dei prezzi dei cereali della FAO ha registrato una media di 111,0 punti ad aprile, in aumento dell’1,2% rispetto a marzo, ma ancora 0,5% al di sotto del livello dell’inizio dell’anno. L’aumento mensile rifletteva prezzi più alti in tutti i principali cereali. I prezzi globali del grano sono aumentati marginalmente, sostenuti dalla stretta fornitura esportabile nella Federazione Russa, dal ritmo costante delle esportazioni da parte di alcuni player e dai movimenti valutari. Tuttavia, gli sviluppi della politica commerciale e l’incertezza macroeconomica limitano l’aumento. Anche i prezzi internazionali del mais sono aumentati, in gran parte a causa dei livelli di scorte stagionalmente più stretti negli Stati Uniti d’America e dei movimenti valutari. Gli adeguamenti alle politiche tariffarie di importazione degli Stati Uniti – tra cui l’esenzione del Messico, il principale importatore di mais statunitense, e una pausa di 90 giorni sulle tariffe di importazione superiori al 10% per molti altri partner commerciali – hanno ulteriormente contribuito alla pressione al rialzo dei prezzi. Tra gli altri grani grossolani, anche i prezzi mondiali del sorgo e dell’orzo sono aumentati. Nel frattempo, l’indice dei prezzi del riso della FAO è aumentato dello 0,8% ad aprile, poiché la domanda di varietà fragranti si è rafforzata e l’arrivo di forniture appena raccolte è diminuito in Vietnam, poiché il principale raccolto del paese è entrato nella sua fase finale.

Carne: domanda forte e poca disponibilità spingono i prezzi

L’Indice FAO dei prezzi della carne ha raggiunto i 121,6 punti, con un incremento del 3,2% rispetto a marzo e del 4,3% rispetto ad aprile 2024. Tutte le principali tipologie di carne hanno registrato un aumento, ma è stata quella suina a guidare il trend, spinta dalla crescente domanda globale e da fattori contingenti quali la revoca delle restrizioni all’import della carne tedesca, dopo il riconoscimento dell’assenza di afta epizootica. L’Unione Europea si conferma centrale in questo scenario, beneficiando della domanda extra-UE, mentre le festività pasquali hanno accentuato la pressione sulla domanda.
Anche la carne bovina ha registrato rialzi, in particolare in Australia e Brasile, paesi in cui l’offerta si è fatta più scarsa a fronte di un interesse stabile da parte degli importatori. In crescita anche i prezzi della carne ovina e, seppur in modo più contenuto, quelli del pollame, trainati dal rallentamento della lavorazione e dall’attività commerciale in Brasile.