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Lactalis vs la centrale d’acquisto Everest: la lettera di Besnier al ministro francese e il nodo del prezzo del latte

Il gruppo Lactalis ha acceso i riflettori sul rapporto fra industria e grande distribuzione in Francia, denunciando una “situazione particolarmente preoccupante” nei territori lattieri – a partire dalla Mayenne – a causa delle tensioni con la centrale d’acquisto europea Everest (Auchan, Intermarché, Casino). Nei giorni scorsi il presidente di Lactalis, Emmanuel Besnier (foto), ha inviato una lettera alla ministra dell’Agricoltura Annie Genevard per segnalare il rischio di de-listing di diversi prodotti e le possibili ricadute sulla remunerazione del latte pagato agli allevatori.  

Le accuse di Lactalis: rischio stock e formula prezzo sotto pressione

Secondo una nota diffusa da Lactalis alla stampa francese, alcuni clienti della centrale Everest avrebbero ridotto gli ordini o minacciato il de-listing di referenze chiave nel pieno delle trattative commerciali annuali. Per il gruppo, queste azioni “comportano da questa settimana un surplus di stock nei 70 siti industriali” francesi e possono mettere in discussione la formula di prezzo concordata con i produttori.  

L’Union nationale des éleveurs livreurs Lactalis (Unell) ha a sua volta scritto al vertice di Everest: circa il 50% della formula di prezzo del latte fornito a Lactalis è indicizzato alle vendite di prodotti di largo consumo sul mercato francese; se queste venissero sostituite da maggiori volumi di prodotti industriali (burro, polveri), oggi sotto forte pressione sui mercati mondiali, il prezzo riconosciuto agli allevatori risulterebbe penalizzato.  

È in questo contesto che Emmanuel Besnier, nella lettera citata da diversi quotidiani, parla di “situazione molto preoccupante” per la filiera lattiera dei territori interessati, chiedendo l’attenzione del governo sulla condotta delle centrali d’acquisto.  

La replica di Everest: “Nessuna trattativa sul prezzo del latte francese”

Everest ha risposto con una lettera indirizzata a Emmanuel Besnier, resa pubblica da diversi media specializzati. La centrale precisa che “non negozia in alcun momento il prezzo della materia prima agricola del latte francese” e che le discussioni riguardano esclusivamente i costi industriali e commerciali dei prodotti trasformati.  

Secondo Everest, il gruppo Lactalis starebbe “strumentalizzando il prezzo del latte” per evitare una negoziazione approfondita sulle altre componenti del prezzo – energia, trasporti, imballaggi – in una fase in cui diversi di questi costi risultano in calo. La centrale afferma inoltre che gli “aggiustamenti puntuali degli ordini” rientrano nel funzionamento normale delle relazioni commerciali e “non possono essere assimilati a minacce di déréférencement né a un ritiro degli sbocchi per i produttori francesi”.  

Everest rivendica infine il proprio impegno per una “giusta remunerazione degli allevatori” e annuncia l’intenzione di garantire “piena trasparenza” alle organizzazioni dei produttori sul prezzo effettivamente pagato a Lactalis, così da offrire una visione chiara della ripartizione del valore nella filiera.  

Un braccio di ferro che va oltre il caso Lactalis

Lo scontro arriva mentre in Francia è al centro del dibattito l’efficacia della legge Egalim sulla condivisione del valore e sul divieto di rinegoziare al ribasso la componente agricola dei prezzi. Le centrali d’acquisto europee, come Everest, sono nel mirino di parte dell’industria alimentare, che le accusa di aggirare lo spirito della normativa sfruttando la dimensione transnazionale delle trattative.  

Per il lattiero-caseario francese, il confronto fra Lactalis ed Everest ha quindi un valore che va oltre la sola Mayenne: mette in gioco la tenuta delle formule di prezzo indicizzate al valore dei prodotti finiti in grande distribuzione, in un momento in cui la domanda di commodity dairy è sotto pressione e i margini alla stalla si stanno assottigliando. L’evoluzione delle trattative nelle prossime settimane sarà un test importante per i rapporti di forza fra grandi gruppi industriali, centrali d’acquisto europee e organizzazioni dei produttori di latte.