FAO, l’indice dairy scende del 2,6%, a settembre: il burro guida il calo
FAO Food Price Index, l’indice dei prezzi degli alimenti realizzato dalla FAO, ha registrato una media di 128,8 punti nel settembre 2025, in discesa rispetto ad agosto. A calare sono gli indici di cereali, latticini, zucchero e olio vegetale. Per quanto riguarda il settore lattiero caseario, il FAO Dairy Price Index di settembre 2025 mostra burro in flessione, polveri in arretramento e formaggi quasi stabili. L’Indice scende del 2,6% su agosto, attestandosi a 148,3 punti, terzo calo consecutivo. La dinamica è trainata dal burro (−7,0%), con disponibilità più ampie dall’Oceania nella fase iniziale della “flush season” neozelandese, mentre SMP e WMP arretrano rispettivamente del −4,3% e del −3,1%. I formaggi diminuiscono leggermente. Per gli operatori lattiero-caseari europei, il messaggio è duplice: da un lato, la componente grassi è sotto pressione; dall’altro, la domanda internazionale di formaggi resta relativamente più stabile.
La stagionalità in Nuova Zelanda sta aumentando l’offerta di latte e crema, con primi segnali di allentamento sui contratti spot burro e sulla crema per burrificazione. Le polveri risentono sia del lato offerta sia di una domanda asiatica non omogenea: alcuni importatori spingono su ingredienti ad alto valore (siero e derivati), mentre rimangono più prudenti su SMP/WMP. Per i formaggi, la correzione più contenuta riflette un equilibrio migliore tra produzione UE/USA e flussi export, ma l’elasticità ai prezzi resta elevata e dipende dal canale (retail vs foodservice) e dai mercati di destinazione.
Indice Fao: carne in crescita
L’indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 127,8 punti a settembre, in aumento di 0,9 punti (0,7 per cento) rispetto al livello rivisto di agosto e 7,9 punti (6,6 per cento) rispetto all’anno precedente, raggiungendo un nuovo record. L’aumento ha riflesso l’aumento dei prezzi mondiali della carne bovina e ovina, mentre le quote di carne di maiale e pollame sono rimaste sostanzialmente stabili. I prezzi della carne bovina sono saliti ai massimi di tutti i tempi, sostenuti dalla forte domanda negli Stati Uniti d’America, dove le limitate forniture nazionali e il differenziale di prezzo favorevole hanno continuato a incoraggiare le importazioni, soprattutto dall’Australia, dove i prezzi sono aumentati. Anche i prezzi dei bovini brasiliani sono aumentati, sostenuto da una solida domanda globale, compensando l’accesso ridotto agli Stati Uniti d’America a seguito dell’imposizione di tariffe più elevate. Le quotazioni mondiali di carne ovina sono aumentate a causa della solida domanda globale di importazioni a causa della limitata disponibilità di esportazioni dall’Oceania. I prezzi della carne di maiale sono stati stabili, poiché la domanda più solida di carne di maiale brasiliana dai mercati alternativi ha compensato gli acquisti ridotti da parte della Cina. Nell’Unione europea, l’impatto delle nuove tariffe imposte dalla Cina sui prezzi all’esportazione della carne suina è rimasto limitato. Le quotazioni di carne di pollame sono rimaste ferme, riflettendo mercati globali relativamente equilibrati, nonostante le restrizioni all’importazione legate a focolai localizzati di influenza aviaria ad alta patogenicità.
