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Dazi, accordi e scambi: le novità della settimana da Regno Unito e Turchia

Novità in tema di scambi e accordi, in questi giorni, sono arrivate dal Regno Unito e dalla Turchia. Positive quelle sul fronte UE-Regno Unito: secondo il vicepresidente della Commissione Ue Maroš Šefčovič, l’accordo SPS (sanitario e fitosanitario) concordato a maggio 2025 potrebbe essere implementato entro un anno se resta la volontà politica, con beneficio diretto su burocrazia e controlli per prodotti animali e vegetali (lattiero-caseari inclusi). Il pacchetto SPS è la colonna portante della “nuova agenda” UE-UK, basata su allineamento dinamico delle regole, con l’obiettivo dichiarato di eliminare certificati sanitari e controlli sistematici ai confini per le partite conformi, mantenendo intatti gli standard di sicurezza alimentare. Restano, invece, le procedure doganali e le regole d’origine, che continueranno a porre limiti al commercio e a richiedere gestione accurata della documentazione.

Per quanto riguarda i tempi, dopo la dichiarazione congiunta del 19 maggio 2025, la Commissione ha pubblicato a luglio il mandato negoziale per il Consiglio; la fase operativa richiederà l’adozione formale del mandato e la chiusura tecnica dei capitoli. Londra e Bruxelles convergono su “massima riduzione degli oneri” per il food trade, ma senza rientro in Unione doganale o mercato unico.

Turchia: problemi per i permessi di importazione

Capitolo Turchia. Secondo segnalazioni di filiera (in attesa di un atto pubblico completo da parte di Ankara/Bruxelles), sarebbe stato temporaneamente sospeso il rilascio di permessi di importazione per alcune voci lattiero-casearie fino a fine 2025—in particolare per liquidi, polveri di latte, fermentati e burro/butteroil—con motivazione di eccesso d’offerta domestico. In passato, Ankara ha già usato moratorie su singole voci (es. burro e creme fino al 30 giugno 2025), il che rende plausibili nuove iniziative con l’obiettivo di stabilizzare il mercato interno. Al momento, la Commissione Europea non ha ancora diffuso dettagli. C’è però una certezza formale sui requisiti di listing: dal 1 gennaio 2026 la Turchia accetterà solo spedizioni di prodotti di origine animale (lattiero-caseari inclusi) provenienti da stabilimenti registrati. La Commissione ha contestato tale approccio e ritiene la scadenza poco realistica, ma al momento il governo turco non ha modificato la propria posizione.

La Turchia rappresenta un mercato di esportazione di dimensioni intermedie per l’UE. Le esportazioni europee sono costituite principalmente da infant formula (19.000 tonnellate nel 2024), lattosio (3.000 tonnellate) e formaggio (3.000 tonnellate) – prodotti non soggetti al divieto, ma comunque interessati dall’obbligo di registrazione.