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European milk board: “La crisi del latte è imminente”

Le tensioni sul latte non riguardano solo il mercato italiano; dall’Europa arriva un ulteriore segnale d’allarme. Il 21 novembre, a Bruxelles, l’assemblea generale dell’European Milk Board (EMB), che riunisce organizzazioni di produttori di latte di diversi Paesi, ha diffuso una nota in cui parla esplicitamente di “crisi del latte imminente” e chiede alla Commissione europea l’attivazione immediata del meccanismo di riduzione volontaria della produzione.

Secondo l’EMB, in diversi Stati membri si registrano già “forti cali del prezzo alla stalla”, con molte aziende nuovamente “sull’orlo della chiusura”. Per evitare un “massiccio crollo” dei prezzi, i produttori chiedono di usare uno degli strumenti previsti dalla politica di gestione delle crisi: una riduzione volontaria delle consegne, remunerata a livello europeo, che consenta di alleggerire rapidamente l’offerta e stabilizzare le quotazioni prima che la crisi si trasformi in un’onda lunga di chiusure.

Secondo le elaborazioni diffuse in queste settimane, il prezzo medio del latte bovino nell’Unione europea ha iniziato a correggersi dopo i massimi toccati fra 2023 e inizio 2025, portandosi in ottobre intorno a poco meno di 53 euro per 100 chilogrammi, in calo di quasi 1% rispetto al mese precedente. Nello stesso tempo, sul fronte italiano, la forbice tra latte alla stalla e latte spot segnala una tensione crescente fra contratti di filiera e mercato all’ingrosso. Questa crisi è l’espressione di un ciclo ribassista europeo e le organizzazioni dei produttori stanno chiedendo con forza che la gestione non sia affidata solo al “mercato”, ma a strumenti di programmazione delle quantità, contratti e controllo.

European Milk Board: “Rendere obbligatori i contratti di consegna”

L’EMB collega la gestione delle quantità alla questione dei contratti. Nel documento approvato a Bruxelles si chiede che la riforma dell’Organizzazione comune di mercato renda davvero obbligatori ed efficaci i contratti di consegna del latte, con alcuni punti chiave: divieto di prezzi alla stalla inferiori ai costi di produzione, da calcolarsi con metodi trasparenti; obbligo di inserire nei contratti i volumi da consegnare, per dare certezza di pianificazione alle aziende; fine delle deroghe per le cooperative, che secondo l’EMB devono essere soggette alle stesse regole del resto della filiera.

Altro tassello è quello delle cosiddette “clausole specchio” negli scambi internazionali: se gli allevatori europei devono rispettare standard elevati in termini di ambiente, benessere animale e sicurezza alimentare, i prodotti importati dovrebbero sottostare alle stesse regole, per evitare concorrenza al ribasso.

Questa crisi è l’espressione di un ciclo ribassista europeo e le organizzazioni dei produttori stanno chiedendo con forza che la gestione di crisi non sia affidata solo al “mercato”, ma a strumenti di programmazione delle quantità, contratti e controllo.