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Dairy USA, export in crescita del 20% ad aprile tra formaggi, burro e polveri

Le esportazioni lattiero-casearie degli Usa hanno continuato a crescere ad aprile, con un incremento del 20% in equivalente latte secondo il report Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari. Il risultato conferma la fase positiva dell’export dairy statunitense, sostenuto da formaggi e grassi, ma con un contributo significativo anche da siero e latte scremato in polvere.

La crescita ha interessato tutte le principali aree di destinazione. America Latina, e in particolare Messico, restano centrali per i formaggi. Cina, Sud-Est asiatico, Canada e Corea del Sud hanno contribuito al rafforzamento complessivo, anche se in alcuni casi il confronto avviene su una base debole nel 2025.

Il dato conferma che gli Stati Uniti stanno recuperando competitività su più categorie, non soltanto sui prodotti tradizionalmente forti. Formaggi, burro, butteroil, siero e SMP mostrano infatti dinamiche positive, pur con geografie diverse. Il mercato statunitense appare quindi più attivo e più diversificato rispetto alla fase precedente, in cui alcune categorie avevano mostrato segnali di rallentamento.

Formaggi trainati da Messico e Corea del Sud

Il formaggio resta uno dei motori principali dell’export USA. Le spedizioni hanno continuato a crescere rapidamente ad aprile, sostenute soprattutto dai maggiori volumi verso Messico e Corea del Sud. Nel primo quadrimestre, l’America Latina è stata di gran lunga il principale contributore alla crescita: ha rappresentato il 53% dell’export statunitense di formaggio, con il solo Messico al 34%.

Il dato messicano è particolarmente rilevante perché conferma il ruolo strutturale del Paese come primo sbocco per il formaggio statunitense. La vicinanza geografica, l’integrazione commerciale e la domanda dell’industria alimentare messicana continuano a sostenere i flussi. Allo stesso tempo, gli aumenti registrati in Corea del Sud, Australia e Sud-Est asiatico indicano che la crescita non è limitata al mercato nordamericano, ma coinvolge anche destinazioni più lontane e competitive.

Per il mercato globale dei formaggi, la performance statunitense è un segnale da seguire. In una fase in cui molte filiere europee guardano all’export per compensare mercati interni più maturi, gli Stati Uniti si confermano un concorrente dinamico, capace di muoversi su volumi, prezzo e presidio commerciale.

USA: burro in crescita da giugno 2024

I grassi restano un altro punto di forza. Le esportazioni di burro sono aumentate ogni mese dal giugno 2024 e aprile ha confermato questa tendenza. Nel 2026, il Canada è stato l’unico grande mercato a ridurre gli acquisti di burro statunitense, mentre la domanda da altre destinazioni è rimasta sostenuta.

La crescita è stata trainata in particolare dall’area MENA, con Arabia Saudita ed Egitto in evidenza. Il burro statunitense viene ormai esportato verso una gamma ampia di mercati, tra cui Corea del Sud, Messico, Australia, Unione europea e Sudafrica. Nel primo quadrimestre, le spedizioni verso l’Unione europea hanno raggiunto 2.868 tonnellate, con una crescita del 114%.

Anche il butteroil ha seguito una traiettoria positiva, con aumenti verso Arabia Saudita, Messico, Indonesia e Canada. Non si sono invece registrati flussi verso l’Unione europea. Il dato conferma la capacità degli Stati Uniti di intercettare domanda di grassi lattieri in aree diverse, in particolare dove il prodotto è destinato a trasformazione industriale, bakery, foodservice e utilizzi ingredientistici.

Siero e SMP tornano a contribuire

Il siero ha registrato una crescita sostenuta, spinta soprattutto dalla domanda di Canada e Cina, che ha inciso sia sul dato mensile sia sul cumulato da inizio anno. La domanda è migliorata anche in Indonesia, Messico, Giappone e Corea del Sud, compensando i cali rilevati in altre aree del Sud-Est asiatico.

Ancora più interessante è il segnale sul latte scremato in polvere. Dopo diversi anni di declino continuo, l’export di SMP ha mostrato una ripresa, aumentando in sei degli ultimi sette mesi. Ad aprile sono state soprattutto le Filippine a trainare la crescita, mentre altri mercati del Sud-Est asiatico e la Colombia hanno sostenuto il dato cumulato. Le spedizioni verso il Messico, principale destinazione per la SMP statunitense, sono migliorate nel mese, ma restano sotto i livelli dell’anno precedente nel periodo gennaio-aprile.

Il recupero della SMP è importante perché arriva in una fase in cui le polveri tornano a muoversi in modo più selettivo sui mercati internazionali. Per gli Stati Uniti, la possibilità di ricostruire volumi su questa categoria rafforza il ruolo del Paese come esportatore globale, soprattutto nei mercati asiatici e latinoamericani.

Import USA: burro irlandese dominante, formaggi stabili

Sul fronte delle importazioni, il burro negli Stati Uniti è tornato a crescere da marzo, dopo undici mesi di discrepanze tra le statistiche di import statunitensi e quelle di export dell’Unione europea. Ad aprile i volumi risultano sostanzialmente in linea con i dati europei. Il burro irlandese ha rappresentato il 61% dell’import statunitense, davanti a quello neozelandese, fermo al 27%.

Dopo la crescita registrata a marzo, le importazioni di formaggio sono rimaste sostanzialmente stabili ad aprile, risentendo di una lieve flessione dei volumi provenienti dall’Unione europea, in calo del 3%.

Il quadro complessivo mostra quindi Stati Uniti molto attivi sull’export e più selettivi sull’import. La crescita delle spedizioni in equivalente latte, la forza del formaggio in America Latina, l’espansione dei grassi lattieri nell’area MENA e il recupero di SMP e siero indicano un sistema dairy statunitense competitivo su più categorie. Per il mercato europeo, il dato è da leggere con attenzione: gli USA non stanno crescendo solo come fornitore regionale, ma come esportatore sempre più presente in mercati chiave per formaggi, polveri e ingredienti lattiero-caseari.