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Besnier (Lactalis): “L’Europa continua a penalizzare le sue imprese”

Nel pieno di una fase globale sempre più segnata da instabilità geopolitica e pressione sui costi, il presidente del gruppo Lactalis, Emmanuel Besnier, fa una lettura netta della situazione: il settore lattiero-caseario continua a crescere, ma l’Europa è indietro sul piano della competitività. Ne ha parlato in una intervista pubblicata da El Mundo, che offre uno spaccato diretto su come il primo gruppo dairy mondiale interpreta questa fase.

Instabilità globale: una nuova normalità industriale

Per Besnier, l’instabilità non è più una fase temporanea, ma una condizione strutturale del nostro tempo. “Viviamo ormai da diversi anni in un contesto molto instabile. In Europa siamo stati colpiti dalla guerra in Ucraina e ora si è aggiunto il conflitto in Medio Oriente, che ha anch’esso conseguenze importanti. Questo mondo instabile ha inevitabilmente un impatto sui grandi gruppi internazionali”. L’effetto è diretto sui costi lungo tutta la filiera. Spiega Besnier: “Ci aspettiamo un aumento dell’inflazione legato al rialzo dell’energia, sia negli stabilimenti sia nella logistica. Questo incide anche sugli imballaggi, che sono fortemente legati al prezzo delle materie prime”.

Il modello multilocale: meno esposizione, più controllo

La risposta del gruppo è un modello organizzativo basato su una forte presenza locale. “Il nostro modello è essere molto locali: produciamo e vendiamo nei singoli Paesi con materia prima locale. È un approccio che replichiamo ovunque, con marchi e strutture radicate nei territori”. Una scelta che diventa leva industriale in un contesto instabile. “Siamo presenti in molti Paesi, ma siamo molto locali in ciascuno di essi. È questa la nostra forza, perché ci rende meno esposti rispetto ad altri modelli in un mondo sempre più instabile”.

Un mercato globale ancora in crescita

Nonostante il contesto, Lactalis continua a crescere. Nel 2025 il gruppo ha superato i 31 miliardi di euro di fatturato, con un incremento del 2,9%. “Il mercato dei prodotti lattiero-caseari a livello globale è in crescita. In Europa la crescita è più limitata perché si tratta di mercati maturi, ma esistono altre aree del mondo dove le nostre categorie registrano sviluppi molto più dinamici”.

La strategia segue questa direzione. “Continuiamo a crescere nei Paesi in cui siamo già presenti, in particolare nel continente americano e negli Stati Uniti, ma vediamo un forte potenziale anche in Asia e in Oceania, che rappresentano mercati molto dinamici per il futuro”. Un orientamento confermato anche dalle recenti operazioni di acquisizione, come l’ingresso nel business consumer di Fonterra, che rafforza la presenza del gruppo in Asia-Pacifico e in mercati emergenti.

Europa: regolazione e competitività sotto pressione

Il passaggio più critico riguarda il contesto europeo, dove il giudizio di Besnier è esplicito: “Negli ultimi anni si è affermata una deriva in Europa che ha finito per penalizzare le imprese europee”. Il nodo è regolatorio, in particolare sul fronte della sostenibilità e della rendicontazione.

“Ci era stato detto che ci sarebbe stata una semplificazione, ma in realtà si è trattato solo di aumentare le soglie di applicazione. Non è cambiato nulla. Oggi non vediamo un vero movimento verso la semplificazione, soprattutto se confrontiamo l’Europa con altre aree del mondo”. Il rischio è quello di un progressivo disallineamento competitivo rispetto a Stati Uniti e Asia.

Accordi commerciali: apertura, ma con condizioni

Sul fronte del commercio internazionale, Besnier mantiene una posizione favorevole, ma prudente. “Nel lattiero-caseario siamo generalmente favorevoli agli scambi, a condizione che le regole siano simili per tutti. L’Europa ha un know-how forte e può trarre vantaggio dagli accordi commerciali”. Allo stesso tempo, il settore presenta una specificità. “Il latte resta un prodotto fortemente locale, quindi siamo meno esposti rispetto ad altri comparti industriali”.

Prezzi del latte: surplus produttivo e pressione al ribasso

Negli ultimi mesi, la filiera si è trovata a gestire un aumento significativo della produzione. “Le buone condizioni climatiche hanno portato a un aumento della produzione di latte negli ultimi sei mesi come non avevamo mai visto. C’è molta più disponibilità e questo ha avuto un impatto diretto sui prezzi”. Il risultato è una pressione al ribasso, legata a un eccesso di offerta. “I surplus esercitano una pressione sui prezzi. È una dinamica che stiamo osservando in diversi mercati europei”.

Struttura agricola: meno aziende, più efficienza

Nello scambio con El Mundo si tocca anche il ricambio generazionale, tema che resta aperto ma non si traduce in una riduzione della produzione. “Da oltre vent’anni si parla di mancanza di ricambio generazionale nelle aziende agricole, ma la produzione continua a crescere. Diminuisce il numero di aziende, ma aumenta la loro capacità produttiva”. Un processo sostenuto da innovazione e investimenti. “Le aziende stanno investendo molto nella modernizzazione e nella robotizzazione, ad esempio con i robot di mungitura, che riducono il carico di lavoro e migliorano le condizioni complessive del settore”.

Besnier: “Sono le marche che permettono al mercato di svilupparsi”

Nell’intervista si parla anche della crescita delle private label, una tendenza strutturale nei mercati maturi. “Durante la fase di forte inflazione le marche del distributore hanno guadagnato quota, ma dal 2024 le marche hanno ripreso un po’ di dinamismo”. Per Besnier, il ruolo delle marche resta centrale. “Sono le marche che permettono al mercato di svilupparsi e innovare. Senza marche forti, è più difficile creare valore e differenziazione”