Afta epizootica: anche gli Usa mettono al bando latte e derivati dalla Germania
Nuova tegola sulla già provata Germania, che sta affrontando un difficile momento di mercato. Il 10 gennaio, infatti, è stato rilevato un focolaio di afta epizootica, malattia animale pericolosa e altamente contagiosa che colpisce bovini, ovini, caprini, camelidi e suini ma che non si trasmette agli umani, poco lontano da Berlino, dopo 36 anni in cui il virus non aveva mai fatto la sua comparsa. Diversi Paesi, tra i quali Corea del Sud, Messico e Regno Unito hanno sospeso del tutto le importazioni dalla Germania di carne bovina, ovina e suina, latte e derivati, oltre che di animali vivi. Oggi arriva la notizia che le autorità sanitarie di USDA-APHIS (Animal and Plant Health Inspection Service – U.S. Department of Agriculture) hanno aggiornato l’elenco delle regioni in cui si applicano restrizioni temporanee all’importazione di alcuni animali e prodotti di origine animale negli Stati Uniti. In particolare le autorità statunitensi hanno adottato restrizioni temporanee per prodotti che originano dalla Germania a seguito della notifica del focolaio di Afta epizootica verificatosi in data 10 gennaio 2025 in un allevamento di bufali in Märkisch-Oderland, Brandenburg. Le disposizioni statunitensi impongono che, a far data dal 10 gennaio 2025, prodotti (compreso il latte) e sottoprodotti, trasformati e non trasformati di suini, ruminanti, camelidi, ricci e tenrec, che originano o transitano dalla Germania, non potranno essere destinati al mercato statunitense a meno che non siano trattati in accordo con i requisiti previsti dalle disposizioni APHIS. Sulla base delle decisioni adottate dalle autorità statunitensi e con riferimento agli accordi bilaterali e alla certificazione sanitaria dei prodotti eventualmente processati in Italia a partire da materia prima di origine tedesca, il Ministero della Salute ha emesso una circolare dettagliata.
Afta epizootica: la circolare del ministero della Salute
“Sulla base delle decisioni adottate dalle autorità statunitensi e con riferimento agli accordi bilaterali e alla certificazione sanitaria dei prodotti eventualmente processati in Italia a partire da materia prima di origine tedesca, si rappresenta quanto segue”, scrive il ministero della Salute.
a. Temporaneamente e fino a nuove disposizioni delle autorità statunitensi è possibile continuare a
sottoscrivere solo prodotti che ricadono nei i seguenti certificati sanitari bilateralmente concordati
tra USA e Italia:
- Prodotti a base di carne suina e relativi prodotti composti
b. c. o Modello C01 annex A, B, E, G e H - Latte, prodotti a base di latte di ruminanti e relativi prodotti composti potranno essere esportati
verso gli USA con modello di certificato generico ed attestazioni sanitarie APHIS
o qualora i prodotti non contengano latte di origine tedesca oppure,
o il latte proveniente dalla Germania sia stato introdotto in stabilimento in forma liquida
concentrata e sia stato in origine trattato termicamente con un metodo commerciale in
un contenitore ermeticamente sigillato subito dopo il riempimento ma prima di tale
riscaldamento, in modo da essere stabile a temperatura ambiente senza refrigerazione;
o sono esclusi dalle restrizioni i prodotti a base di latte che vengono correntemente
immessi sul mercato statunitense senza necessità di certificazione sanitaria requisiti
APHIS.
In riferimento ai prodotti a base di carne, si conferma che non possono essere sottoscritti certificati
per prodotti ottenuti con materie prime di origine tedesca non sottoposti a trattamenti riconosciuti
da APHIS come efficaci nei confronti del virus FMD ossia prodotti (con materia prima tedesca)
attualmente esportati con certificato C03 o con il certificato C01 Annex C, D, F nelle more delle
ulteriori disposizioni provenienti da APHIS e relativi aggiornamenti futuri basati sull’evoluzione
della situazione epidemiologica.
Tutti i prodotti finiti che non contengono materia prima o ingredienti ricadenti nelle restrizioni
adottate da APHIS possono continuare ad essere esportati verso gli USA sottoscrivendo gli
abituali modelli di certificazione laddove sia rispettato il principio della non commistione con
materie prime/prodotti soggetti alle suddette restrizioni eventualmente presenti nello
stabili
