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Dalle vetrine sfondate agli scaffali vuoti nei supermercati: le strade della protesta

Milano, Roma, Torino, Bologna. E, oltreconfine, Parigi e le altre città francesi. Il caro vita, i salari, i servizi pubblici e il costo dell’energia hanno portato migliaia di persone in protesta nelle piazze; in alcuni casi le manifestazioni sono degenerate in scontri e saccheggi. Contemporaneamente, nel Mezzogiorno, un’altra protesta si muove lungo autostrade, porti, interporti e piattaforme logistiche. Quella degli autotrasportatori contro il caro carburante è meno spettacolare, ma i suoi effetti sono già arrivati sugli scaffali: mancano soprattutto freschi e deperibili e in alcune aree comincia a scarseggiare anche il latte. Ma il problema parte ancora prima: ogni giorno ci sono da raccogliere circa 39 milioni di litri di latte e la filiera non può essere spenta.


Quanta compressione economica può sopportare un sistema prima che qualcuno smetta di accettarla come normale?Stamattina, fra le varie mail, trovo quella di un e-commerce che avvisa i clienti: le spedizioni sono momentaneamente sospese in Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata, a causa delle proteste che stanno rallentando la rete viaria e i trasporti. Non è cibo. Ed è proprio questo a rendere quel messaggio più interessante. Quando un normale operatore di e-commerce del Nord Italia non è più in grado di garantire la consegna di una scatola in cinque regioni significa che la protesta ha superato da tempo il perimetro della categoria che la sta portando avanti ed è entrata nel sistema attraverso il quale si muovono le merci. E per il cibo quella rete è essenziale.

Le piazze non sono soltanto le vetrine sfondate

Nel fine settimana l’attenzione è stata monopolizzata soprattutto dalle immagini di Milano. Sabato 17 ottobre oltre 5.000 persone hanno partecipato al corteo “Italia in Piazza” contro carovita, costo dei carburanti e pressione fiscale. Durante la manifestazione gruppi di giovani hanno poi affrontato le forze dell’ordine e la situazione è degenerata. Il giorno seguente si sono verificati nuovi episodi di violenza, con vetrine distrutte e negozi saccheggiati.
Il racconto non può però ridursi alle boutique del Quadrilatero. Tra gli esercizi presi d’assalto c’è stato anche un Carrefour Express di via Torino, dove sono state sfondate le vetrine e saccheggiati gli scaffali. Sono stati colpiti negozi di abbigliamento, locali, attività commerciali e arredi urbani. Solo successivamente, per timore di nuovi disordini, diversi marchi del lusso di via Montenapoleone hanno deciso di chiudere temporaneamente. E Milano non era l’unica piazza. A Torino e Bologna si sono verificati scontri. A Roma, invece, circa 25.000 persone hanno partecipato complessivamente a tre diverse manifestazioni: il corteo della Cgil e delle associazioni della Via Maestra, un altro presidio e una mobilitazione civica contro il carovita.

Anche in Francia il quadro è più ampio dei saccheggi

Lo stesso vale per quello che succede in Francia. Il 17 ottobre oltre mezzo milione di persone sono scese in piazza nelle manifestazioni contro l’aumento del costo della vita e il deterioramento dei servizi pubblici. Alle mobilitazioni hanno partecipato studenti, sindacati e altre organizzazioni sociali. In diverse città, a cominciare dalla capitale Parigi, una parte delle proteste è degenerata in violenze, incendi e saccheggi. Sono state colpite grandi insegne e marchi del lusso, ma non soltanto quelli: supermercati, bar, negozi di telefonia, parrucchieri e piccole attività sono finiti nello stesso vortice. In Francia il governo ha stimato in oltre 3.000 gli esercizi commerciali danneggiati o saccheggiati. Internazionale Quella che domina le immagini è inevitabilmente la vetrina distrutta. Ma contemporaneamente, in Italia, sta accadendo qualcosa di molto meno spettacolare.

L’altro fronte corre sulle autostrade

Da giorni nel Mezzogiorno gli autotrasportatori protestano contro il caro carburante. La mobilitazione interessa Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia, con presidi a caselli autostradali, interporti e porti. Il 20 ottobre risultano ancora attivi, tra gli altri, i presidi nell’area di Nola, Caserta e Napoli, in attesa dell’incontro tra il ministro dei Trasporti e i rappresentanti del settore. In alcune aree alla protesta degli autotrasportatori si sovrappongono o si affiancano mobilitazioni e difficoltà di agricoltori e altri operatori della filiera. Qui la differenza rispetto a una manifestazione in centro città è che l’effetto non appare immediatamente in televisione, ma qualche giorno, e in modo molto più concreto.

I supermercati con gli scaffali vuoti

In Campania le operazioni di carico e scarico nelle piattaforme della grande distribuzione dell’area di Carinaro, nel Casertano, sono rimaste ferme e i problemi di approvvigionamento si sono rapidamente trasferiti nei supermercati tra Napoli e Caserta. Oggi ANSA segnala scaffali sempre più vuoti soprattutto nelle grandi catene, mentre i piccoli esercizi che riescono a rifornirsi da produttori locali stanno in parte compensando le carenze. Una rilevazione di Consumerismo ha trovato banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura, carne, salumi, latticini e pesce in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Lazio. Ma basta scorrere i social per trovare immagini eloquenti delle carenze nei negozi, che mostrano come la protesta sia entrata nella quotidianità di tutti.

Per il latte il problema comincia in stalla

La situazione del lattiero-caseario è particolarmente grave perché il latte non aspetta nessuno. Ieri, Assolatte è intervenuta chiedendo che sia garantito il passaggio dei mezzi che raccolgono il latte e trasportano i prodotti deperibili.
Ogni giorno in Italia sono circa 39 milioni i litri di latte che viaggiano su strade e autostrade. “Il latte viene prodotto negli allevamenti ogni giorno dell’anno e deve essere raccolto con regolarità”, ricorda l’associazione degli industriali. Se il camion non arriva in azienda, il latte rimane in stalla. Se riesce a raggiungere il caseificio ma si interrompono le altre movimentazioni, il collo di bottiglia si trasferisce alla trasformazione. Se poi il prodotto finito non raggiunge le piattaforme distributive, ecco lo scaffale vuoto nel frigorifero del supermercato.
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Per mesi il costo dell’energia, il caro benzina, l’inflazione, i salari, i margini delle imprese e la difficoltà di trasferire gli aumenti lungo la filiera sono rimasti parole, numeri, indici e percentuali. Poi, a un certo punto, sono arrivati sulla strada. In un caso sotto forma di corteo. Nell’altro, di camion fermi. Il sistema non ce la fa più?

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