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Cyberattacco ai frigoriferi francesi: il rischio digitale entra nella catena del freddo

Più di 350 supermercati francesi sono stati coinvolti nell’attacco informatico che nella notte tra l’11 e il 12 ottobre ha consentito di modificare da remoto i parametri degli impianti frigoriferi, portando in alcuni casi le temperature fino a 50 °C. Il caso mostra una conseguenza sempre più concreta della digitalizzazione degli impianti: quando software e connessioni governano processi fisici, la cybersecurity diventa anche continuità operativa e sicurezza della catena del freddo.

Un attacco informatico per modificare la temperatura dei frigoriferi. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre centinaia di supermercati francesi hanno visto compromessi i sistemi che controllano celle e banchi refrigerati. Gli hacker hanno modificato da remoto i parametri degli impianti, attivando o prolungando i cicli di sbrinamento e portando in alcuni casi le temperature fino a 50 °C. Intermarché ha indicato circa 150 negozi coinvolti; Coopérative U ne ha successivamente confermati 80. Sono stati colpiti anche punti vendita Carrefour, Monoprix ed E.Leclerc. Reuters ha contato almeno 350 supermercati interessati. Prodotti freschi e surgelati sono stati eliminati e in alcuni negozi si sono verificati anche principi d’incendio.

La vulnerabilità diventa fisica

È qui che la vicenda smette di essere soltanto una notizia di cybersecurity. Il controllo remoto degli impianti permette di verificare temperature, ricevere allarmi, ottimizzare i consumi e consentire ai tecnici di intervenire a distanza. Tutto questo aumenta enormemente efficienza e capacità di controllo. Ma la stessa connessione attraverso la quale entra il manutentore può diventare una superficie d’attacco.

Nel retail alimentare un frigorifero è un elemento essenziale. La compromissione informatica si è infatti tradotta direttamente in alimenti distrutti, mancata vendita, lavoro supplementare, fermo degli impianti e danni economici che in alcuni grandi punti vendita possono arrivare a centinaia di migliaia di euro. Lo stesso principio vale nell’industria lattiero-casearia. Refrigerazione del latte, pastorizzazione, produzione di vapore, impianti CIP, celle di stagionatura, magazzini automatici, confezionamento e logistica vengono governati sempre più frequentemente attraverso sensori, software e controllori industriali. Più questi sistemi diventano efficienti e integrati, più diventa critica la loro protezione.


Il monitoraggio automatico permette controlli continui che la gestione manuale non potrebbe garantire con la stessa precisione e tempestività. Ma la digitalizzazione trasferisce una parte del rischio. Un impianto può continuare a essere efficiente per vent’anni mentre il software che lo controlla diventa obsoleto molto prima. Una connessione remota può risparmiare ore di intervento tecnico e contemporaneamente aprire una via d’accesso che deve essere protetta.
Il cyberattacco francese rende molto concreta una questione destinata a riguardare sempre di più anche l’agroalimentare: la sicurezza informatica non finisce più davanti allo schermo di un computer.

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