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Latte di montagna, nasce il coordinamento permanente delle cooperative

Oltre l’80% del latte di montagna lombardo passa dalla cooperazione. A B2Cheese Confcooperative Agroalimentare Lombardia ha annunciato la nascita del primo Coordinamento permanente delle cooperative lattiero-casearie di montagna, nato per portare ai decisori politici le esigenze specifiche delle imprese che operano nelle aree più difficili. Tre le priorità individuate: sostegno ai maggiori costi di raccolta, revisione delle regole per il “Prodotto di montagna” e linee dedicate agli investimenti nella prossima programmazione PAC 2028-2034.

Raccogliere latte in montagna costa di più, richiede più chilometri, più carburante e una logistica molto più complessa. Ma significa anche garantire uno sbocco alle stalle più piccole e isolate, mantenere attività economiche e presidiare territori nei quali l’abbandono dell’agricoltura produce conseguenze che vanno ben oltre la filiera lattiero-casearia.

Da queste premesse nasce il primo Coordinamento permanente delle cooperative lattiero-casearie di montagna, annunciato da Confcooperative Agroalimentare Lombardia durante B2Cheese. Secondo la Federazione, oltre l’80% del latte prodotto nelle aree montane lombarde passa dalla cooperazione, che assicura la raccolta anche nelle zone più remote e difficili da raggiungere.

“Il futuro del latte di montagna passa dalla capacità di fare sistema e Confcooperative Agroalimentare Lombardia intende potenziare il sostegno alle realtà montane del settore, più penalizzate rispetto alle economie di scala di pianura”, ha spiegato Stefano Pezzini, presidente della Federazione Agroalimentare.

Sette cooperative intorno allo stesso tavolo

Al confronto organizzato a Bergamo hanno partecipato cooperative provenienti dalle province di Bergamo, Brescia e Sondrio: Caseificio Sociale Alpe del Garda di Tremosine, Caseificio Valsabbino, Cissva, Latteria di Livigno, Latteria Sociale Valtellina, Latteria di Chiuro e Latteria di Branzi. Realtà differenti per dimensioni, prodotti e territori, ma accomunate da una struttura produttiva che rende difficile applicare alle aree montane le stesse logiche economiche delle zone di pianura.

La frammentazione degli allevamenti, le ridotte dimensioni aziendali, le distanze tra le stalle e i maggiori costi logistici incidono infatti direttamente sul costo della materia prima raccolta e trasformata. La cooperazione svolge in questo contesto anche una funzione che va oltre quella strettamente industriale: mantiene uno sbocco per il latte delle aziende più piccole, contribuisce alla continuità delle attività agricole e alla gestione di pascoli e territorio.

Prima richiesta: riconoscere il costo della raccolta

La prima proposta emersa dal nuovo coordinamento riguarda proprio il costo della logistica. Confcooperative chiede l’introduzione di misure specifiche a sostegno dei maggiori costi sostenuti dalle cooperative che raccolgono latte nelle aree montane più difficili da raggiungere.

Qui il problema non è soltanto la distanza. Un giro di raccolta può comprendere piccole quantità prelevate da aziende molto disperse sul territorio, con percorrenze più lunghe, maggior consumo di carburante e una minore efficienza rispetto ai bacini produttivi più concentrati. Sono costi che la cooperativa deve sostenere se vuole continuare a ritirare il latte anche dagli allevamenti più periferici.

“Prodotto di montagna”: Confcooperative chiede di rivedere le regole

Il secondo punto riguarda l’indicazione facoltativa di qualità “Prodotto di montagna”. Per le cooperative il riconoscimento rappresenta uno strumento potenzialmente importante per aumentare la valorizzazione commerciale delle produzioni ottenute nelle aree montane. La normativa attuale viene però considerata troppo rigida in alcuni passaggi e difficile da applicare alle condizioni reali delle aziende.

Confcooperative chiede quindi di avviare un confronto politico per una revisione delle regole europee, indicando tra le criticità anche la percentuale richiesta di mangimi provenienti dalle zone di montagna. L’obiettivo è rendere il sistema maggiormente utilizzabile senza svuotarne il significato, trasformando l’indicazione in uno strumento effettivamente spendibile sul mercato.

Investimenti dedicati nella PAC 2028-2034

La terza richiesta guarda alla prossima programmazione comunitaria. In vista della PAC 2028-2034, il coordinamento propone di prevedere all’interno delle misure regionali di sostegno agli investimenti linee specificamente dedicate alle imprese di montagna, in modo da facilitarne l’accesso alle risorse.

Per le cooperative, poter continuare a investire significa infatti compensare almeno in parte gli svantaggi strutturali della produzione montana, mantenendo impianti efficienti e creando maggiore valore attorno alle produzioni locali.

“Le cooperative lattiero-casearie di montagna non sono soltanto imprese che raccolgono e trasformano il latte. Sono presidi permanenti del territorio, capaci di mantenere vive le comunità, tutelare il reddito degli allevatori, valorizzare produzioni tipiche e di qualità e contrastare l’abbandono delle aree montane”, ha concluso Pezzini.

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