Centrale del latte di Roma, il nuovo cda si voterà in ottobre
L’assemblea chiamata a nominare consiglio di amministrazione e presidente è convocata per il 15 ottobre. Il cambio di governance arriva mentre la Centrale del latte di Roma cerca un nuovo equilibrio dopo la fine del rapporto produttivo con Parmalat: perdita 2025 a 10,76 milioni di euro, ma fatturato in crescita, nuovi investimenti nell’UHT e prime produzioni conto terzi. E dieci giorni prima dell’assemblea torna in aula anche il contenzioso sulla proprietà.
Nuovi vertici in arrivo per la Centrale del Latte di Roma dopo le dimissioni, formalizzate il 29 luglio, dei consiglieri espressi da Finlatte, Nicolò Carandini ed Enrico Scorsolini, che hanno portato alla decadenza dell’intero consiglio di amministrazione.
L’assemblea degli azionisti è stata convocata per il 15 ottobre. Dovrà prendere atto della decadenza del cda, nominare il nuovo consiglio e il presidente e rinnovare anche collegio sindacale e relativo presidente. La società è partecipata per l’81,73% da Roma Capitale, per il 16% da Finlatte e per il restante 2,22% dalle cooperative Produttori Latte Casilina e Produttori Latte Aurelia. Ma il cambio ai vertici arriva soprattutto in una fase in cui la questione della governance si intreccia direttamente con quella industriale.
Il peso dell’uscita da Parmalat
Il bilancio 2025 si è chiuso con una perdita di 10,76 milioni di euro, in netto peggioramento rispetto al rosso di 2,44 milioni dell’esercizio precedente. Il dato convive però con un fatturato salito a 79,6 milioni, 5,5 milioni in più del 2024, pari a una crescita del 7,48%.
Alla base dello squilibrio rimane soprattutto la fine dello storico rapporto produttivo con Parmalat, che garantiva alla Centrale lavorazioni per oltre 30 milioni di litri fra latte e panna. La perdita improvvisa di questi volumi ha lasciato scoperti costi fissi stimati in circa 3 milioni di euro.
Secondo quanto spiegato dal presidente Fabio Massimo Pallottini in occasione dell’approvazione del bilancio, oltre 4 milioni della perdita sono inoltre riconducibili all’aumento del costo del latte, trasferito solo in minima parte sui prezzi al consumo, mentre circa altri 2 milioni sono stati collegati agli acquisti di materia prima dalla filiera allevatoriale laziale.
Conto terzi e UHT per ricostruire i volumi
La Centrale ha reagito cercando nuove attività in grado di utilizzare maggiormente la capacità produttiva dello stabilimento. Una nuova unità dedicata alle produzioni conto terzi ha iniziato a generare risultati nel quarto trimestre del 2025, portando lavorazioni per oltre 4 milioni di litri. Un volume ancora lontano dai più di 30 milioni persi con Parmalat, ma che indica la direzione scelta per recuperare progressivamente utilizzo degli impianti e copertura dei costi fissi.
Parallelamente è stata internalizzata la produzione di latte UHT grazie a un investimento di circa 6 milioni di euro sostenuto da Invitalia. La nuova linea, entrata in attività alla fine del 2025, secondo i dati comunicati dalla società ha già consentito alla Centrale di raggiungere oltre il 5% del mercato regionale dell’UHT. Nel latte fresco il marchio mantiene invece una posizione molto più forte: la Centrale dichiara una penetrazione vicina alla metà del mercato della Capitale e superiore al 28% fra i consumatori del Lazio.
Il nodo della proprietà torna in tribunale
Sul futuro della società continua però a pesare anche una vicenda che dura ormai da quasi trent’anni. La Centrale è tornata sotto il controllo di Roma Capitale dopo la sentenza con cui nel 2022 la Corte d’Appello aveva stabilito la restituzione delle quote precedentemente detenute da Parmalat. La Cassazione, con una decisione depositata alla fine del 2025, ha però cassato parzialmente quella sentenza e rinviato il giudizio a una diversa composizione della Corte d’Appello di Roma.
La prima udienza è fissata per il 5 ottobre 2026. Nel frattempo Roma Capitale ha anche avviato valutazioni su una possibile soluzione consensuale con Parmalat per definire la proprietà del pacchetto azionario e la questione dei dividendi maturati negli anni.
