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Danimarca, sparisce il ministero dell’Agricoltura: nasce “Natura e Benessere animale”

Il governo della Danimarca ha cancellato, almeno nella denominazione, il ministero dell’Agricoltura. Al suo posto nascerà il ministero della “Natura e del Benessere animale”, scelta che segna un passaggio politico rilevante in uno dei Paesi europei più importanti per la zootecnia, in particolare nei comparti bovino e suino.

La decisione è stata presa dalla premier socialdemocratica Mette Frederiksen, confermata per un terzo mandato, nell’ambito di una più ampia riorganizzazione ministeriale. Le competenze del precedente ministero dell’Alimentazione, dell’Agricoltura e della Pesca saranno distribuite tra diversi dicasteri. Il nuovo ministero della Natura e del Benessere animale sarà guidato dal socialdemocratico Christian Rabjerg Madsen, che assumerà la parte principale delle responsabilità precedenti.

Il settore alimentare, compresa la sicurezza, passeranno invece al ministero delle Imprese, mentre la pesca sarà ricondotta al ministero dell’Ambiente. Altri compiti minori saranno attribuiti ai ministeri della Giustizia e dei Trasporti. Il risultato è una frammentazione delle competenze agricole, con l’agricoltura che non compare in modo esplicito della struttura ministeriale.

Una scelta simbolica in un Paese zootecnico

La Danimarca è uno dei principali Paesi agricoli e zootecnici d’Europa, con un patrimonio suino molto rilevante e un comparto bovino e lattiero-caseario fortemente orientato all’efficienza produttiva e all’export. Proprio per questo, la scelta di sostituire il riferimento diretto all’agricoltura con “natura” e “benessere animale” assume un valore politico evidente.

Il messaggio è quello di una gerarchia diversa tra produzione agricola, ambiente e sensibilità animalista. L’agricoltura non viene più rappresentata come settore produttivo centrale, ma come ambito da governare dentro un quadro più ampio di tutela naturale e benessere animale. È una linea coerente con l’impostazione danese degli ultimi anni, già segnata dall’introduzione, nel 2024, della tassa sulle emissioni agricole.

Per il mondo agricolo e zootecnico europeo, il caso danese è quindi da osservare con attenzione. Non perché tutti i Paesi seguiranno necessariamente la stessa strada, ma perché conferma che, da una parte del mondo politico e sociale, la produzione alimentare viene sempre più letta attraverso la lente ambientale e animalista.

Reazioni opposte tra mondo green e settore agricolo

La scelta è stata accolta positivamente dalle organizzazioni ambientaliste e animaliste. Animal Protection Denmark, attraverso la sua leader Britta Riis, ha sottolineato come per la prima volta il Paese avrà un ministro responsabile per oltre 200 milioni di animali allevati. Secondo questa lettura, finora il benessere animale sarebbe stato collocato dentro ministeri in cui gli interessi industriali e agricoli avevano un peso prevalente.

Di segno opposto le reazioni arrivate da una parte del mondo agricolo e politico. L’eurodeputato Asger Christensen ha definito la riorganizzazione “un disastro”, sostenendo che, quando le responsabilità vengono distribuite tra più soggetti, il rischio è che nessuno sia davvero responsabile. Christensen ha richiamato anche il tema della sicurezza alimentare, osservando che l’approvvigionamento di cibo è ormai una questione di politica strategica.