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Bio, nel 2025 latte e derivati guidano la crescita degli acquisti domestici (+17,7%)

Nel 2025 gli acquisti domestici di prodotti biologici tornano a crescere e il lattiero-caseario è la categoria più dinamica del paniere. Secondo il report Ismea-NielsenIQ sui consumi domestici dei prodotti biologici, la spesa bio delle famiglie italiane ha raggiunto 4,44 miliardi di euro, con un incremento del 9,2% rispetto al 2024, il più alto dell’ultimo quinquennio se si esclude l’anno eccezionale della pandemia. Anche i volumi sono in aumento, con una crescita del 7,2%, seppure meno intensa rispetto al valore per effetto del rialzo dei prezzi medi di alcune referenze. 

Il dato più rilevante per il dairy riguarda latte e derivati: nel 2025 la spesa per il biologico cresce del 17,7% a valore e dell’8,2% a volume, la migliore performance tra le categorie considerate dal report. Il confronto con il totale agroalimentare rafforza il segnale: latte e derivati bio aumentano del 17,7%, contro il 5,9% del comparto complessivo. 

I lattiero-caseari pesano il 24,3% del carrello bio, nel 2025

Il report mostra anche come i prodotti lattiero-caseari abbiano progressivamente aumentato il proprio peso nello scontrino biologico. Nel 2025 latte e derivati valgono il 24,3% della spesa bio, praticamente allo stesso livello della frutta, al 24,2%, e dietro solo al sistema ortofrutticolo nel suo complesso. È il livello massimo raggiunto dal comparto nell’ultimo triennio. 

A sostenere la crescita sono soprattutto i formaggi freschi, in aumento del 16,7% a valore, e i formaggi duri, cresciuti dell’11,1%. Il dato va letto anche alla luce dell’aumento dei prezzi del comparto, pari all’8,7%, ma non si esaurisce nell’effetto prezzo: Ismea sottolinea infatti che nel 2025 la crescita del valore bio non appare trainata esclusivamente dai listini, ma anche da una maggiore propensione dei consumatori a scegliere prodotti biologici. 

Bio più veloce dell’agroalimentare

Nel complesso, il biologico cresce molto più del paniere agroalimentare totale: più 9,2% contro più 3,7%. Questo porta l’incidenza del bio sulla spesa agroalimentare domestica al 4%, con un aumento di 0,4 punti percentuali sul 2024. Per latte e derivati, l’incidenza del biologico sulla spesa totale della categoria si attesta al 6,8%, dietro a miele, uova fresche, frutta e ortaggi. In un contesto in cui il consumatore continua a selezionare molto la spesa, il bio cresce dove riesce a inserirsi in categorie quotidiane, riconoscibili e ad alta frequenza d’acquisto.

Supermercati primi, ma riparte il dettaglio tradizionale

Sul fronte distributivo, i supermercati restano il primo canale per il bio, con il 37% delle vendite e un fatturato vicino a 1,65 miliardi di euro. La crescita è sostenuta in modo importante proprio dal lattiero-caseario, che nei supermercati genera 70,2 milioni di euro in più rispetto al 2024. 

Il report segnala però anche il ritorno del dettaglio tradizionale, che dopo anni di contrazione cresce del 13,4%, con oltre 113 milioni di euro in più. Ismea collega questa dinamica a una minore fedeltà verso la grande distribuzione e a comportamenti d’acquisto più diversificati, orientati alla ricerca congiunta di qualità e convenienza. I discount continuano a crescere a valore, più 7,9%, ma con un ritmo più contenuto rispetto all’anno precedente. 

Per il dairy, il dato conferma che il biologico resta una leva da leggere canale per canale. Nella Gdo serve presidio assortimentale e riconoscibilità; nel dettaglio tradizionale può pesare di più il rapporto con il prodotto, il consiglio e la percezione qualitativa. Il 2025 dice soprattutto che il biologico lattiero-caseario non è fermo: cresce più della media, aumenta il proprio peso nello scontrino e torna a essere uno dei segmenti da osservare con attenzione.