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Cina: più latte interno, crollano le importazioni e cresce la domanda di prodotti ad alto valore aggiunto

Il mercato lattiero-caseario, in Cina, sta cambiando struttura. Non è un rallentamento della domanda, ma una trasformazione profonda: meno spazio per le commodity e più domanda di prodotti trasformati e ingredienti ad alto contenuto proteico.

È quanto emerge incrociando i dati di mercato con le dinamiche di consumo: da un lato la Cina riduce le importazioni di polveri, dall’altro cresce la domanda di formaggi, yogurt e prodotti funzionali. La maggiore disponibilità interna di latte interno, unita a una domanda più selettiva, riduce la necessità di approvvigionamenti esteri di base e mette sotto pressione i grandi esportatori, a partire dalla Nuova Zelanda.

Cresce la produzione interna, prezzi sotto pressione

Nel 2025 la produzione di latte bovino in Cina ha raggiunto 40,9 milioni di tonnellate, in leggero aumento (+0,28%), confermando il rafforzamento strutturale del settore.  L’abbondanza di materia prima ha avuto un effetto diretto sui prezzi: a febbraio 2026 il latte crudo si attesta intorno ai 304 CNY per 100 kg (circa 37 euro), contribuendo a ridurre la competitività delle importazioni.

Secondo l’analisi CLAL, il livello di autosufficienza ha raggiunto circa l’85%, sostenuto dallo sviluppo delle grandi aziende agricole, che oggi rappresentano oltre il 68% della produzione nazionale. Il risultato è un mercato più coperto internamente e meno dipendente dalle forniture estere di base.

Crollano le polveri: SMP -37,5%, WMP -26%

Il cambiamento è evidente nei flussi commerciali. Nei primi due mesi del 2026 le importazioni di latte scremato in polvere (SMP) si fermano a 31.566 tonnellate (-37,5%), mentre il latte intero in polvere (WMP) scende a 76.927 tonnellate (-26%).

Un calo netto, legato sia alla maggiore disponibilità di latte domestico sia alla riduzione degli acquisti dalla Nuova Zelanda, tradizionalmente principale fornitore. Per il mercato globale è un passaggio chiave: la Cina, che per anni ha sostenuto la domanda mondiale di polveri, sta riducendo il proprio ruolo di “buyer strutturale”.

Crescono formaggi e yogurt: +30% e +17,7%

Se le commodity arretrano, i prodotti trasformati avanzano. Sempre nei primi mesi del 2026, le importazioni di formaggi crescono del +30,8% (38.651 tonnellate), mentre lo yogurt segna un +17,7%. I flussi aumentano in particolare dall’Unione europea e dall’Oceania, confermando un interesse crescente per categorie a maggiore valore aggiunto. Non si tratta di un rimbalzo congiunturale, ma di un cambiamento strutturale nella composizione della domanda.

Dal latte, alla nutrizione funzionale

Alla base di questa evoluzione c’è un cambiamento nei consumi. Il dairy in Cina si sta progressivamente spostando da alimento di base a componente nutrizionale. La domanda si concentra sempre più su prodotti ad alto contenuto proteico e su soluzioni legate al benessere, alla gestione del peso e alla salute metabolica.

Questa dinamica non riguarda più solo la nutrizione sportiva, ma si estende al consumo quotidiano, entrando in categorie come yogurt, bevande e snack. Il latte perde centralità come prodotto indifferenziato e diventa una base per costruire valore.

L’evoluzione riguarda anche il modo in cui il dairy viene consumato. Crescono le soluzioni pronte, le bevande funzionali e gli snack ad alto contenuto proteico, in linea con uno stile di vita più urbano e orientato alla praticità. In questo contesto, la combinazione tra convenienza e densità nutrizionale diventa un fattore chiave per intercettare la domanda.

Un mercato più selettivo per gli esportatori

Le implicazioni per il commercio internazionale sono rilevanti. La Cina riduce la propria dipendenza dalle commodity e aumenta la competizione sui segmenti premium, rendendo il mercato più selettivo e meno prevedibile. Questo cambiamento sta già incidendo sui flussi globali, con una riduzione degli acquisti di polveri e una maggiore complessità per i grandi esportatori. A ciò si aggiungono fattori geopolitici e logistici, che stanno rendendo più instabili alcune rotte commerciali.