Usa, export in forte crescita a inizio 2026: trainano SMP, burro e formaggi. Calano le proteine verso la Cina
Il 2026 si apre con un segnale chiaro dal mercato globale: gli Usa rafforzano la loro posizione nell’export lattiero-caseario, confermando il trend positivo già visto a fine 2025. Dopo un quarto trimestre chiuso con un +14% in equivalente latte, gennaio segna un ulteriore aumento del +16%, con una crescita diffusa su quasi tutte le principali categorie, secondo l’analisi Assocaseari del report Trade Data Monitor.
Un dato che consolida il ruolo degli USA come player sempre più aggressivo sui mercati internazionali, in una fase in cui la domanda globale resta selettiva ma ancora dinamica in alcune aree chiave.
In questo scenario, la competizione internazionale si gioca sempre più sulla capacità di intercettare i flussi di domanda “giusti” nel momento giusto. E gennaio 2026 indica chiaramente che, almeno per ora, gli Stati Uniti stanno leggendo meglio di altri questa geografia del mercato.
SMP torna a crescere: Sud-est asiatico e Messico guidano la domanda
Il segnale più rilevante arriva dal latte scremato in polvere (SMP), che registra il secondo mese consecutivo di crescita dopo anni di contrazione rispetto al picco del 2021. A gennaio le esportazioni hanno raggiunto 55.776 tonnellate, in aumento del +19% su base annua.
A sostenere i volumi sono soprattutto il Sud-est asiatico – con Indonesia e Filippine in prima linea – e il Messico, che si conferma uno sbocco strutturale per il dairy statunitense.
È un cambio di passo importante: la ripresa della SMP indica un ritorno di domanda sulle commodity, in un contesto che negli ultimi mesi aveva visto forte pressione sui listini globali.
Formaggi e burro: crescita sostenuta, spinta da MENA e mercati regionali
Anche i formaggi continuano a crescere, con esportazioni pari a 51.854 tonnellate (+11%). Il traino arriva ancora una volta dal Messico e, in misura crescente, dall’Australia, segnalando una domanda stabile nei mercati tradizionali e aperture in aree più mature.
Ancora più marcata la dinamica del burro, che a gennaio registra un incremento del +185% su base annua (9.212 tonnellate). Un boom legato principalmente alla domanda della regione MENA: circa la metà dei volumi è destinata ai Paesi del Golfo, che rappresentano il 15% dell’export complessivo statunitense.
Un dato che conferma come il Medio Oriente stia diventando una destinazione sempre più strategica per i grassi lattiero-caseari.
Europa meno rilevante: crollano i flussi di burro e butteroil
Se alcune aree crescono, altre rallentano in modo evidente. È il caso dell’Unione europea, dove i flussi di burro statunitense risultano drasticamente ridotti: dopo le 9.000 tonnellate esportate nel 2025, a gennaio si scende a sole 431 tonnellate. Ancora più netto il calo del butteroil, con zero esportazioni verso l’UE rispetto alle circa 5.000 tonnellate dello scorso anno.
Un segnale che riflette sia dinamiche di prezzo sia una minore competitività degli USA su questo mercato, in un contesto europeo che resta autosufficiente su diverse categorie.
Siero in crescita, ma pesa il rallentamento della Cina
Il siero mostra una crescita complessiva (+8%, 45.681 tonnellate), ma con una dinamica interna più articolata. Le spedizioni verso la Cina – principale destinazione – risultano in calo del -10%, compensato però da un aumento verso altri mercati.
Diverso il quadro per le proteine del siero (WPC), in calo del -36% e al quarto mese consecutivo di flessione. Qui il fattore determinante resta proprio la Cina, che insieme a Giappone e Canada riduce gli acquisti, segnalando una domanda più debole per le frazioni proteiche ad alto valore.
Import USA in forte calo: meno formaggi e burro
Sul fronte opposto, gli Stati Uniti riducono significativamente le importazioni. A gennaio i volumi di formaggio scendono del -34%, mentre il burro registra un -41% e il butteroil un -58%.
Un dato che rafforza il quadro di un Paese sempre più orientato all’export netto e meno dipendente dall’offerta estera, almeno in questa fase di mercato.
