Mercato: ottobre all’insegna della prudenza. Gli Usa spingono sull’export di burro
Nel mercato del latte, il quadro europeo di ottobre resta improntato a prudenza, mentre negli Usa l’aumento della materia grassa nel latte spinge l’export di burro, come spiegano gli esperti di Clal. Nel Nord Europa diverse cooperative hanno annunciato tagli del prezzo alla stalla per il latte di settembre e ottobre, richiamandosi alla debolezza delle commodity e a una domanda internazionale meno brillante su polveri e siero. In Italia, il latte crudo “spot” sulla piazza di riferimento risulta stabile, con scambi compresi tra 52,07 e 54,13 euro per cento litri (rilevazione dell’ultima seduta utile). Le letture convergono anche con gli indicatori nazionali, che segnalano un riferimento intorno a 51,5 euro per cento chilogrammi: segno che la domanda dell’industria tiene, mentre l’offerta stagionale non sta generando eccedenze. La percezione degli operatori è di un mercato con creme in riassestamento dopo i picchi estivi e una trasformazione ancora vivace, soprattutto nei formaggi freschi e semifreschi.
Focus burro: gli Usa spingono sull’export
Secondo CLAL.it, nel 2025 la materia grassa media del latte statunitense si è attestata su valori elevati, proseguendo una tendenza pluriennale che riflette una qualità crescente della materia prima. In parallelo, complice anche l’aumento record della mandria nazionale, la produzione di burro ha raggiunto livelli superiori rispetto agli anni precedenti, segnando una maggiore capacità produttiva.
Sul piano delle disponibilità, i magazzini hanno mostrato un andamento dinamico: accumulo nei primi mesi dell’anno (indicativamente fino a maggio) e successiva riduzione nella seconda metà. A luglio 2025 gli stock di burro risultavano intorno a 150 mila tonnellate, in leggero calo rispetto al 2024, quando si attestavano intorno a 160 mila tonnellate (fonte: elaborazioni CLAL su dati USDA).
Elemento di forte discontinuità è la ripresa dell’export verso l’Unione Europea: nei primi sette mesi del 2025 gli Stati Uniti hanno spedito circa 8.400 tonnellate di burro verso l’UE, contro 32 tonnellate nello stesso periodo del 2024. Il balzo si è concentrato in luglio, mese di record, ed è stato trainato da una differenza di prezzo favorevole: a ottobre, le quotazioni indicavano 3.282 euro per tonnellata per il burro statunitense contro 5.700 euro per tonnellata per la quotazione tedesca. L’UE è così diventata la terza destinazione dell’export di grasso del latte americano, dopo Canada e Messico, con Danimarca (oltre 1.500 tonnellate) e Paesi Bassi (circa 1.400 tonnellate) tra i principali acquirenti. Spiega Mirco De Vincenzi di Clal.it: “Il mercato del burro USA appare quindi vivace e bilanciato, con offerta e domanda entrambe in crescita: una combinazione che riflette l’evoluzione positiva del settore lattiero-caseario americano e un contesto di prezzi potenzialmente sostenuti nei prossimi mesi“.
