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Latte: produzione mondiale a +1%. Ma la domanda fatica ad assorbirlo. Cosa succederà?

L’analisi del Daily Dairy Report Usa rileva che nei cinque principali Paesi esportatori la produzione di latte nei primi sette mesi dell’anno è cresciuta di circa l’1% rispetto al 2024; questo latte in più oggi sta inondando i mercati. Un surplus di questa entità equivale infatti, in termini di trasformazione, a tonnellate di formaggio oppure burro aggiuntivi che la domanda globale, al ritmo attuale, fatica ad assorbire.

Secondo i dati CLAL la produzione UE-27 è cresciuta dello 0,8% da inizio anno, nel mese di luglio. Nel frattempo, la Nuova Zelanda, tre mesi dopo l’inizio della stagione 2025-26, ha registrato un picco del 4,25%; in Argentina, la produzione è cresciuta di quasi l’11% anno su anno, ad agosto, a seguito di una debole performance del 2024. Solo l’Australia, tra i principali attori globali, sta registrando produzioni più basse. Questo “mix” spinge al ribasso le commodity all’ingrosso, mentre la domanda cresce in modo più graduale nei Paesi emergenti. 

Guardando al futuro, gli analisti prevedono che lo squilibrio del mercato probabilmente peggiorerà prima che si verifichi qualsiasi correzione naturale, continuando fino alla fine del 2025.

In uno scenario del genere, la correzione potrebbe passare per aggiustamenti di mandria: in Europa con pensionamenti accelerati, complici le norme Ue, in Nuova Zelanda e negli USA.

Nel complesso, l’industria di trasformazione lattiero casearia mondiale si affaccia agli ultimi tre mesi dell’anno con una disponibilità di latte ampia nelle principali aree esportatrici e una dinamica della domanda che non corre allo stesso passo: quadro coerente con la debolezza delle commodity osservata sui mercati nelle ultime settimane e con una crescente attenzione agli equilibri di prezzo nei contratti internazionali.