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FAO: pascoli e pastori restano centrali per alimentazione, territori e ambiente

Il direttore generale FAO Qu Dongyu: “Abbiamo bisogno di più carne, ma con meno input e minore impatto negativo sull’ambiente”. E ricorda che nel mondo l’80% dei bambini nei Paesi in via di sviluppo non beve ancora un bicchiere di latte al giorno

Pascoli e pastori svolgono un ruolo cruciale per la sicurezza alimentare globale, la gestione dei territori e la stabilità ambientale. Lo ha ribadito Qu Dongyu, direttore generale della FAO, durante una visita di quattro giorni nelle regioni occidentali del Canada e degli Stati Uniti, in occasione del North American Grazing Lands Congress.

L’evento, organizzato dalla Canadian Cattlemen’s Association e dalla U.S. Roundtable for Sustainable Beef, si è svolto nell’ambito dell’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori 2026 delle Nazioni Unite, di cui la FAO è agenzia capofila. L’obiettivo era mettere in evidenza il valore ecologico, economico e culturale dei pascoli nordamericani e il ruolo delle famiglie che li gestiscono.

Il messaggio della FAO è netto: la zootecnia estensiva e il pascolo non possono essere letti soltanto attraverso la lente dell’impatto ambientale, ma vanno considerati anche per il loro contributo alla nutrizione, alla gestione degli ecosistemi e al sostentamento di milioni di persone.

Secondo la FAO, i pascoli coprono quasi la metà della superficie terrestre e sostengono il sostentamento di centinaia di milioni di persone attraverso l’allevamento e le attività collegate. “Qui non solo vi nutrite voi stessi, ma esportate anche per nutrire il resto del mondo”, ha dichiarato Qu durante il Congresso.

Più latte e carne, con meno risorse

Il passaggio più rilevante riguarda il rapporto tra produzione animale, domanda alimentare e ambiente. “Abbiamo bisogno di più carne, ma con un minore utilizzo di risorse e un minore impatto negativo sull’ambiente. Abbiamo bisogno di latte e carne per una buona alimentazione. In tutto il mondo, l’80% dei bambini nei Paesi in via di sviluppo non beve ancora un bicchiere di latte al giorno”, ha affermato il direttore generale della FAO.

È una posizione che riporta il dibattito su un piano meno semplificato. La questione non è solo produrre di meno o eliminare la zootecnia, ma produrre meglio, con sistemi più efficienti, minore pressione sulle risorse, maggiore attenzione alla gestione dei pascoli e un contributo reale alla nutrizione.

Per il lattiero-caseario, il richiamo è evidente. In molte aree del mondo il latte resta un alimento difficilmente sostituibile per apporto di proteine, calcio e micronutrienti. Allo stesso tempo, la produzione deve confrontarsi con emissioni, uso delle risorse, benessere animale, qualità dei suoli e gestione degli ecosistemi.