Dairy: meno zucchero e premiumizzazione guidano l’innovazione
Le ultime analisi diffuse dalla società di ricerca GWI mostrano i tre driver che stanno orientando lo sviluppo di nuovi prodotti food & beverage, in particolare nel dairy: global flavor, meno zucchero e premiumizzazione.
Secondo Shauna Moran, insights lead di GWI, i consumatori – in particolare la Gen Z – cercano bevande e snack che uniscano gusto, benefici percepiti per la salute e un forte impatto visivo, con ricadute dirette su latte aromatizzato, yogurt da bere, dessert e bevande vegetali.
Sapori globali e “functional indulgence”
Dal 2023 si è registrato un aumento del 19% di chi beve matcha e del 26% di chi consuma bubble tea, segno di una crescente apertura verso bevande ispirate da altre culture. Circa sei Gen Z su dieci dichiarano di apprezzare drink con sapori “nuovi”, ad esempio tamarindo o ibisco, abbinati a ingredienti percepiti come sani.
Dairy: meno zucchero, più proteine
Sul fronte nutrizionale, la domanda si sposta dalle diete rigide verso prodotti che facciano percepire “benessere quotidiano”: cresce la quota di consumatori che cercano alimenti ricchi di proteine o con probiotici, mentre l’interesse per “low fat” e “low sodium” appare stagnante.
Lo zucchero resta l’eccezione: dal 2023 le persone che dichiarano di seguire una dieta povera di zuccheri sono aumentate del 21%. Lo zucchero viene associato soprattutto a prodotti ultra–processati (soft drink, cereali da colazione), quindi è più facilmente percepito come “aggiunto” e “superfluo”. Parallelamente, molti consumatori scelgono opzioni percepite come più “naturali”: circa il 48% acquista lattiero–caseari biologici, e il 32% sceglie farine o risi bio. Per l’industria questo si traduce in:
- riformulazioni HFSS (prodotti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale) centrate soprattutto su riduzione dello zucchero e pulizia della lista ingredienti;
- maggiore spazio a proteine del latte, fermenti, claim di origine e tracciabilità, più che a “fat free” tradizionali;
- attenzione al grado di trasformazione: anche parte del plant based, quando percepito come troppo processato, perde attrattività.
Premiumizzazione: “meno ma meglio”
Nonostante l’inflazione, cresce la fascia di consumatori che dichiara di acquistare prodotti premium in modo regolare, spesso con una logica “meno ma meglio”. Dal 2022 si registra un +20% di persone che comprano champagne, mentre aumentano quelli che affermano di scegliere le bevande anche per la loro unicità (+15%) e per la capacità di “segnalare status” (+35%) quando consumate a casa.
Questa disponibilità a pagare qualcosa in più non riguarda solo i redditi alti: i consumatori a basso reddito risultano più propensi dei medi a dichiarare acquisti premium regolari, come forma di “piccolo lusso accessibile”. Tra le generazioni, i Millennial risultano i più rappresentati in questa fascia.
In breve
- Sapori globali (matcha, bubble tea, tamarindo, ibisco) e bevande “fotogeniche” guidano la domanda soprattutto tra Gen Z, con spazio per lattiero–caseari e alternative vegetali come basi versatili.
- La riformulazione si concentra su riduzione dello zucchero e “pulizia” dei prodotti; cresce l’interesse per proteine del latte, probiotici e biologico, mentre “low fat” e “low sodium” perdono centralità.
- La premiumizzazione passa da piccoli lussi, packaging curato e unicità percepita: i buyer premium non sono solo ricchi, e i Millennial risultano la generazione più coinvolta.
