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Accordo UE–Mercosur: le attese per latte e formaggi e le proteste in piazza

L’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), firmato a gennaio 2026 dopo oltre venticinque anni di negoziato, è diventato uno dei dossier più contestati dall’agricoltura Ue, anche nel mondo dei formaggi. Mentre a Bruxelles si lavora sulla ratifica e sulla possibile applicazione provvisoria, nelle piazze di diversi Stati membri – Italia compresa – tornano trattori e latte versato per il timore di una concorrenza “sleale”. Nel caso del comparto formaggi, l’accordo incide soprattutto sull’export di prodotti ad alto valore aggiunto, fondamentale per remunerare un latte europeo strutturalmente più costoso. Sul piano politico, il dossier resta aperto: il Parlamento europeo ha chiesto un parere alla Corte di giustizia sull’intesa, mentre la Commissione e alcuni Stati membri spingono per una possibile applicazione provvisoria già nel corso del 2026. 

Quote formaggi limitate, ma mirate: numeri e peso del Mercosur

Il factsheet agricolo della Commissione europea quantifica con chiarezza il capitolo lattiero-caseario dell’accordo: a regime, il Mercosur aprirà tre contingenti tariffari a dazio zero per l’export UE, da introdurre gradualmente in dieci anni: formaggi, latte in polvere e formula per l’infanzia. 

Nel dettaglio:

  • 30.000 tonnellate di formaggi (dazio attuale intorno al 28%);
  • 10.000 tonnellate di latte in polvere (circa 28%);
  • 5.000 tonnellate di formula per l’infanzia (circa 18%). 

Analisi indipendenti stimano che questi contingenti, tradotti in “equivalente latte”, corrispondano a circa 345.000 tonnellate di latte all’anno, vale a dire meno dello 0,3% dell’attuale produzione lattiera UE, che supera 140 milioni di tonnellate. L’importanza dell’accordo non sta dunque nei volumi ma nel fatto che i contingenti riguardano soprattutto prodotti ad alto valore aggiunto, ben lontani dalla logica della commodity. L’European Dairy Association ha ricordato che solo la quota formaggi è circa dieci volte superiore agli attuali flussi UE verso l’area Mercosur, configurandosi come possibilità di crescita, non come semplice “mantenimento” dell’esistente. La possibilità di collocare più formaggi stagionati, ingredienti e specialità in un mercato di quasi 300 milioni di consumatori diventa fondamentale.

La tutela di Dop e indicazioni geografiche

Dal punto di vista della protezione delle indicazioni geografiche, l’accordo prevede il riconoscimento e la tutela di 344 IG agroalimentari europee nei Paesi Mercosur, incluse molte Dop casearie italiane. 

Non a caso il Consorzio Tutela Formaggio Asiago ha letto positivamente la combinazione fra accordo UE–Mercosur e adesione italiana all’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona, definendoli strumenti che “rafforzano ulteriormente le attività di contrasto e valorizzazione del prodotto” sui mercati esteri, grazie a una protezione più rapida e ampia delle indicazioni geografiche in 73 Paesi. 

Trattori, latte versato e tensioni politiche

Le proteste che hanno accompagnato il via libera politico all’accordo hanno avuto un forte impatto mediatico.

In Francia, decine di trattori hanno bloccato Parigi contro il trattato, con le organizzazioni agricole che denunciano la minaccia di importazioni a basso costo su carne bovina, zucchero e altre produzioni sensibili. 

In Italia, a Milano, trattori e allevatori hanno manifestato davanti alla sede della Regione Lombardia: durante il presidio, alcuni litri di latte sono stati versati in piazza come gesto simbolico di protesta contro l’intesa e contro il crollo dei listini alla stalla nelle ultime settimane. 

Nel complesso, le organizzazioni mettono in guardia dal rischio che l’accordo “scambi” una parte dell’agricoltura europea con vantaggi industriali e automobilistici, in un momento in cui i margini di stalle e aziende agricole sono già sotto pressione.