Torna in Italia il World Buffalo Congress, dal 28 al 30 ottobre a Sorrento
Dopo quasi vent’anni il World Buffalo Congress torna in Italia e dal 28 al 30 ottobre riunirà a Sorrento ricercatori e operatori provenienti da oltre 20 Paesi. Sono 283 i contributi scientifici presentati e l’Italia è il primo Paese per partecipazione, con 82 abstract, davanti a India e Pakistan, nonostante il patrimonio bufalino nazionale rappresenti solo una piccola parte degli oltre 220 milioni di capi stimati nel mondo. Genetica, riproduzione, salute animale e tecnologie di precisione dominano il programma, mentre oltre il 40% dei lavori riguarda innovazione, miglioramento genetico e sostenibilità.
Sono più di 220 milioni i bufali allevati nel mondo, concentrati soprattutto in Asia. Eppure, quando dal 28 al 30 ottobre la comunità scientifica internazionale dedicata alla specie si riunirà a Sorrento, sarà l’Italia a presentare il maggior numero di lavori. Il World Buffalo Congress 2026 torna nel nostro Paese dopo quasi vent’anni e lo fa con 283 abstract provenienti da oltre 20 nazioni.
L’Italia ne firma 82, il 28,5% del totale, davanti all’India con 40 e al Pakistan con 32. Seguono Thailandia, Brasile, Filippine e Cina.
Dalla genetica al benessere
Il congresso riunirà a Sorrento ricercatori, veterinari, allevatori, tecnici, imprese e istituzioni. Dei 283 lavori presentati, 103 saranno esposti attraverso comunicazioni orali e 163 sotto forma di poster.
La genetica è l’area scientifica più rappresentata, con 50 contributi. Seguono la riproduzione con 48 e salute e benessere animale con 46. Nel complesso, 119 lavori, oltre il 40% di quelli presentati, riguardano innovazione tecnologica, miglioramento genetico e sostenibilità. Numeri che mostrano come la ricerca sulla bufala si sia spostata ben oltre i temi tradizionali della gestione zootecnica.
Sensori, algoritmi e genomica entrano in stalla
Tra le aree di maggiore sviluppo compaiono genetica e genomica, utilizzate per individuare marcatori associati a fertilità, qualità del latte, efficienza alimentare, resistenza alle malattie e capacità di adattamento agli stress ambientali.
Anche nella bufala sta contemporaneamente entrando la Precision Livestock Farming. Sensori indossabili, boli ruminali, sistemi di visione artificiale, algoritmi di intelligenza artificiale e strumenti predittivi permettono di raccogliere dati in tempo reale sulle condizioni degli animali e di supportare le decisioni in allevamento.
È una trasformazione analoga a quella già in corso nella bovinicoltura da latte, ma applicata a una specie che presenta caratteristiche fisiologiche e produttive proprie e che, in molte aree del mondo, continua ad avere un ruolo economico e sociale fondamentale.
Una specie globale, una filiera italiana molto specializzata
La popolazione bufalina mondiale rimane fortemente concentrata in Asia, dove la specie contribuisce in maniera significativa alla produzione di latte, carne ed energia alimentare. L’Italia rappresenta quantitativamente una quota molto più piccola, ma ha costruito intorno alla bufala una filiera altamente specializzata, strettamente legata alla trasformazione casearia e in particolare alla Mozzarella di Bufala Campana Dop.
Il World Buffalo Congress è organizzato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università Federico II di Napoli, dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.
“La forza della nostra filiera nasce dall’incontro tra territorio, competenze, ricerca e capacità produttiva”, afferma Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di Tutela. “Dobbiamo trasformare la conoscenza in maggiore competitività, sostenibilità e valore per tutta la filiera”.
Anche il latte al centro della ricerca
Tra le direttrici affrontate dal congresso trovano spazio anche efficienza alimentare, riduzione dell’impatto ambientale, valorizzazione dei sottoprodotti lattiero-caseari ed economia circolare. Un altro filone riguarda le caratteristiche funzionali e nutrizionali del latte di bufala, oggetto di un crescente numero di studi. Il presidente dell’International Buffalo Federation, Giuseppe Campanile, sottolinea inoltre il tema dell’adattamento della specie alle nuove condizioni ambientali e climatiche, indicandolo come uno degli elementi che potrebbero aumentarne l’importanza in futuro.
