Dogane UE, approvata la riforma: cambia il rapporto tra imprese e controlli
Un unico hub per i dati delle dogane Ue, controlli sempre più costruiti sull’analisi del rischio e procedure semplificate per gli operatori più affidabili. Il nuovo Codice doganale dell’Unione ridisegna il rapporto tra imprese e autorità, con l’obiettivo di superare l’attuale frammentazione tra 27 amministrazioni e oltre 100 sistemi informatici. La Commissione stima per le imprese fino a 2,7 miliardi di euro l’anno di minori costi di compliance. La riforma è entrata in vigore dopo la pubblicazione del 19 settembre, ma l’applicazione sarà progressiva: la maggior parte delle nuove disposizioni scatterà da settembre 2027, mentre il Data Hub partirà dall’e-commerce nel 2028 e diventerà obbligatorio per tutti nel 2034.
La dogana europea cambia modello. Non più soltanto dichiarazioni e controlli sulla singola spedizione, ma una gestione sempre più basata sulla qualità dei dati, sulla conoscenza delle catene di approvvigionamento e sull’analisi preventiva del rischio.
Il nuovo Codice doganale dell’Unione, definitivamente approvato il 16 settembre con il Regolamento (UE) 2026/2108 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il 19 settembre, introduce una delle riforme più profonde del sistema doganale comunitario degli ultimi decenni. La maggior parte delle disposizioni si applicherà dal 21 settembre 2027, mentre alcuni dei pilastri tecnologici e organizzativi entreranno in funzione gradualmente negli anni successivi.
Per le imprese, però, il cambiamento da preparare è già chiaro: informazioni su classificazione tariffaria, origine, valore, tracciabilità e conformità della merce dovranno diventare sempre più parte integrante dei processi aziendali, non documentazione prodotta soltanto quando la spedizione arriva in dogana.
Da 27 sistemi a un unico Data Hub europeo
Il cuore della riforma è l’EU Customs Data Hub, destinato progressivamente a diventare l’unico ambiente digitale attraverso il quale le imprese comunicheranno con le autorità doganali. Oggi gli operatori devono confrontarsi con 27 amministrazioni nazionali e oltre 111 sistemi e interfacce informatiche differenti. Il nuovo hub dovrà raccogliere in un unico ambiente i dati relativi a importazioni ed esportazioni, consentendo alle imprese di fornire una stessa informazione una sola volta e alle autorità dei diversi Paesi di lavorare sulla medesima base dati.
Le autorità potranno disporre di una visione più completa dei flussi commerciali e delle supply chain e utilizzare dati condivisi in tempo reale per individuare più rapidamente spedizioni, prodotti e operatori a maggiore rischio. Le risorse potranno quindi essere concentrate sui casi che richiedono effettivamente un controllo, anziché applicare lo stesso livello di verifica in maniera indistinta.
Fino a 2,7 miliardi l’anno di minori costi di compliance
È proprio la razionalizzazione delle procedure a sostenere una delle stime più rilevanti associate alla riforma. Secondo la Commissione europea, le semplificazioni potrebbero consentire alle imprese una riduzione dei costi di compliance di circa 2,7 miliardi di euro all’anno. La graduale sostituzione delle infrastrutture informatiche nazionali con il Data Hub potrebbe inoltre produrre per gli Stati membri risparmi superiori a 2 miliardi di euro all’anno sui costi operativi IT.
Il calendario sarà lungo. Il Data Hub diventerà obbligatorio per le operazioni di e-commerce dal 1° luglio 2028; dal marzo 2031 altri operatori potranno iniziare a utilizzarlo volontariamente e dal 1° marzo 2034 il nuovo sistema dovrà essere utilizzato da tutti gli operatori economici.
Nasce l’Autorità doganale europea
La riforma crea anche la European Union Customs Authority, con sede a Lille. L’Autorità inizierà le proprie attività nel 2027 e avrà il compito di gestire il Data Hub, coordinare l’analisi del rischio a livello comunitario, individuare aree prioritarie di controllo e supportare le amministrazioni nazionali anche nella gestione delle crisi. Consiglio dell’Unione Europea Il principio è quello di far funzionare sempre più l’Unione doganale come un unico sistema.
Il peso economico del perimetro è notevole: le dogane europee gestiscono ogni anno scambi per oltre 4.300 miliardi di euro, circa il 14% del commercio mondiale. Nel 2025, 2.200 uffici e circa 84mila funzionari hanno riscosso quasi 31 miliardi di euro di dazi.
“Trust and Check”: meno controlli per chi apre i propri dati
Per le imprese uno degli elementi più innovativi è l’introduzione dello status di “Trust and Check trader”, destinato agli operatori che garantiscono un elevato livello di affidabilità e trasparenza. Il sistema affianca e sviluppa l’attuale figura dell’Operatore Economico Autorizzato, AEO, che rimarrà all’interno del nuovo quadro.
Chi otterrà lo status Trust and Check dovrà rendere disponibili alle autorità informazioni molto approfondite sui movimenti delle merci, sui sistemi aziendali e sulla propria compliance. In cambio potrà accedere a procedure più semplici e a controlli meno invasivi. Per gli operatori più affidabili il regolamento arriva a prevedere, in determinate condizioni, la possibilità di svincolare le merci senza un intervento doganale attivo. n sostanza: più trasparenza e accessibilità ai dati in cambio di maggiore fluidità delle operazioni.
L’esplosione dell’e-commerce ha accelerato la riforma
A rendere insostenibile il vecchio modello è stata soprattutto la crescita delle spedizioni di piccolo valore. Nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli low value, più di quattro volte il numero registrato nel 2022. Oltre il 90% proveniva dalla Cina. Il paradosso è nella sproporzione tra numero e valore delle spedizioni: i piccoli invii rappresentano ormai oltre il 97% dei colli in ingresso.
Da luglio l’Unione ha già eliminato l’esenzione doganale per gli acquisti online inferiori a 150 euro e introdotto, in via transitoria fino all’avvio del nuovo sistema nel 2028, un dazio di 3 euro sui prodotti acquistati online secondo le modalità previste dal regime. La riforma trasferisce inoltre maggiori responsabilità sulle piattaforme e sui venditori online, con l’obiettivo di rendere identificabile il soggetto responsabile della conformità delle merci che entrano nel mercato europeo.
Per le imprese la dogana entra nei processi aziendali
Per un’azienda agroalimentare o lattiero-casearia il cambiamento più rilevante è probabilmente meno appariscente del nuovo Data Hub. La qualità del dato doganale dipende infatti da informazioni generate molto prima dell’arrivo della merce alla frontiera: dove è stata prodotta, quale origine possiede, come deve essere classificata, quale valore dichiarare, chi sono i fornitori e quali documenti accompagnano prodotto e ingredienti.
Questo significa che la compliance doganale tenderà a coinvolgere contemporaneamente acquisti, logistica, amministrazione, sistemi informativi, commerciale e gestione dei fornitori.
È particolarmente rilevante per imprese che esportano formaggi, ingredienti lattiero-caseari o altri prodotti alimentari in numerosi mercati e che devono già gestire classificazioni tariffarie, accordi preferenziali, certificati di origine e documentazione sanitaria.
