Dairy Roadmap Uk: dal 2008 -50% di acqua e -30% di energia
The Dairy Roadmap aggiorna gli obiettivi ambientali dell’industria lattiero-casearia britannica su clima, acqua e packaging. Dopo quasi vent’anni di lavoro condiviso, il settore punta ora a target SBTi per le emissioni, piani locali sul rischio idrico e nuovi standard per gli imballaggi.
Oltre il 30% in meno di energia per trasformare una tonnellata di latte, più del 50% di riduzione dell’acqua utilizzata e oltre il 60% di packaging in meno. Sono alcuni dei risultati con cui il settore lattiero-caseario britannico accompagna la nuova fase di The Dairy Roadmap, il programma nato nel 2008 per migliorare le performance ambientali della filiera cha definito una nuova serie di obiettivi concentrati su tre aree: cambiamento climatico ed energia, gestione dell’acqua, plastica e packaging.
Il punto di partenza è un percorso che, secondo i dati diffusi dalla Dairy Roadmap, ha già modificato in misura significativa l’impronta ambientale della trasformazione. Oltre alla riduzione di energia, acqua e materiali da imballaggio per tonnellata di latte, oggi più del 90% dei rifiuti viene recuperato o riciclato, contro il 62% del 2008, mentre meno del 2% finisce in discarica, rispetto al 24% di allora. Le bottiglie in plastica per il latte contengono inoltre oltre il 30% di materiale riciclato, praticamente assente all’inizio del percorso. Gli input persi sotto forma di food waste si mantengono mediamente all’1,3%.
La nuova fase sposta l’attenzione soprattutto sulla capacità di misurare in maniera più omogenea le performance climatiche. L’ambizione di lungo periodo della Dairy Roadmap è contribuire all’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 °C e arrivare nel 2050 a un contributo netto nullo del settore al riscaldamento globale.
L’acqua non è più soltanto una questione di efficienza
La riduzione dei consumi per tonnellata di latte rimane importante, ma la nuova impostazione non si limita più a un indicatore medio di efficienza. Ogni operatore dovrà misurare il proprio utilizzo di acqua e realizzare entro la fine del 2026 una valutazione del rischio idrico, dalla quale sviluppare un piano locale. Entro il 2027 dovrà poi essere definito un piano di intervento per ridurre i rischi individuati.
L’obiettivo finale comprende utilizzo sostenibile della risorsa, assenza di incidenti gravi di inquinamento, corretta gestione delle acque reflue e riutilizzo dove possibile. Il settore intende inoltre ridurre la dipendenza dall’acqua di rete attraverso efficienza, trattamento e recupero, affiancando agli interventi sui singoli stabilimenti iniziative a livello di bacino quando necessarie.
Packaging: riciclabilità, contenuto riciclato e impatto carbonico
La terza area è quella degli imballaggi. La Dairy Roadmap punta a eliminare la plastica monouso non necessaria, aumentare l’impiego di materiale riciclato e migliorare la riciclabilità senza perdere di vista l’impronta carbonica complessiva delle soluzioni adottate.
Fra i nuovi target figurano packaging riciclabili laddove tecnicamente ed economicamente possibile, 100% di carta e cartone certificati FSC o equivalenti e l’eliminazione entro il 2030 dei tappi in plastica colorata dalle confezioni destinate ai consumatori.
Sono inoltre allo studio nuovi obiettivi sul contenuto riciclato. Le scelte dovranno seguire la gerarchia dei rifiuti: prima prevenzione e riutilizzo, quindi riciclo, recupero e, soltanto alla fine, smaltimento.
Dairy Roadmap, un modello di settore
Nata nel 2008 e inizialmente concentrata sul latte alimentare, l’iniziativa è stata progressivamente allargata agli altri prodotti dairy e nel 2025 ha compiuto un ulteriore passaggio, portando sotto una governance comune allevatori, trasformatori, distribuzione, foodservice. Nel gruppo di indirizzo siedono oggi, fra gli altri, AHDB, Dairy UK, NFU, Arla Foods UK, First Milk, Lactalis UK & Ireland, Müller, Tesco, Sainsbury’s, Morrisons, McDonald’s e Sysco GB.
Dopo quasi vent’anni dedicati soprattutto a ridurre consumi e sprechi, la nuova sfida è rendere sempre più confrontabili i risultati. Ed è forse proprio questa capacità di trasformare la sostenibilità da strategia della singola azienda a progetto di settore l’elemento più interessante dell’esperienza britannica.
